La nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac da nuova fiducia ai mercati. Ottima seduta in Asia, apertura a razzo in Europa
Ieri il Tesoro americano ha deciso di nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac per evitarne il fallimento e dare sostegno al mercato immobiliare, centro della attuale crisi.
Mentre si attende di vedere come reagiranno le borse europee e americane i primi effetti sui mercati sono già arrivati. L’indice MSCI Asia Pacific ex Japan è salito di oltre il 4%, il Nikkei ha messo a segno un + 3,8% ,forte rialzo per i titoli del settore finanziario tra cui spiccano Mizuho Financial Group e Macquarine. La seconda banca giapponese e la prima banca di affari australiana hanno messo a segno rialzi sopra al 10%. I futures per le borse europee fanno pensare a rialzi sopra al 3% in tutte le piazze finanziarie, in fase di apertura si mettono in evidenza i titoli delle banche, con rialzi compresi tra il 4 e il 6% con l’ S&P MIB che guadagna il 3,5%.
La ferma volontà del governo statunitense di risolvere i problemi del mercato immobiliare e di evitare fallimenti che potrebbero generare reazioni a catena ha messo fiducia agli investitori. Insieme al rialzo dei mercati azionari abbiamo assistito ad un calo dei buoni del tesoro. Per la prima volta in tre mesi gli investitori si sono spostati da titoli obbligazionari al capitale di rischio sia per i maggiori rischi che gravano sui buoni del tesoro USA (i costi dell’operazione di salvataggio potrebbero essere molto alti), sia per la maggiore tranquillità nei confronti delle società quotate.
Sul fronte valutario da evidenziare la perdita dello yen nei confronti delle altre valute. La valuta asiatica subisce un’ondata di vendite da arbitraggi, quindi da parte di soggetti che sfruttano i bassi tassi di interesse giapponesi per indebitarsi a condizioni vantaggiose ed investire poi in altre aree che garantiscono rendimenti maggiori. In calo anche il dollaro nei confronti dell’euro e della sterlina; gli analisti sottolineano che con l’acquisizione dei due istituti finanziari le prospettive per il dollaro non sono chiare, anche se probabilmente i cali di oggi sono da ricondursi ancora ai dati sulla disoccupazione di venerdì scorso.
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Scritto da Tiziano Rotesi






[...] va esaurendosi l’effetto dell’iniezione di fiducia data dall’iniziativa del Tesoro Usa a favore delle agenzie per il rifinanziamento dei mutui. Dopo una pausa legata alla decisione di [...]
[...] il rosso su tutte le borse mondiali, segnale che l’euforia portata sui mercati dall’acquisto di Fannie Mae e Freddie Mac è durata un solo giorno. E se ieri in Europa il calo c’è stato, ma moderato (perdita [...]
[...] Fannie Mae l’agenzia per i mutui americani protagonista con la sua “sorella”di uno dei più grandi salvataggi statali mai messi in opera dall’amministrazione americana, ha registrato nel terzo trimestre perdite per 22.600 milioni di dollari. Risultati non certo entusiasmanti ma facilmente prevedibili, era, infatti, quasi certo che i conti delle due agenzie di mutui americani non sarebbero potuto essere molto migliori. Ripercorrendo la storia dei due colossi del credito Usa si scoprono alcune particolarità, forse immaginate o supposte da qualcuno che forse dovrebbero far storcere il naso a quanti comunque dovranno caricarsi sulle spalle il fardello del salvataggio (i contribuenti americani e non solo purtroppo). Fannie Mae fu creata nel 1938 dopo il decennio della Grande Depressione: figlia del New Deal di Franklin Roosevelt, è la prima banca di natura semipubblica che ha per unico scopo l’erogazione di mutui-casa a “prezzi politici” controllati dal governo. Il suo successo nel diffondere tra la middle class americana la proprietà delle abitazioni è stato considerato il fondamento del “sogno americano”. Insieme con Freddie Mac, la sua istituzione gemella, queste due maxi-banche di credito fondiario hanno accresciuto il loro valore e la loro importanza nel sistema economico americano sorretto in gran misura negli ultimi due decenni da un grande boom edilizio. [...]