Lavoro, cosa è cambiato con il Jobs Act

di Sandro Argenti Commenta

A sei mesi dall'introduzione della Riforma, il Governo Renzi tira le (prime) somme.

Sono passati sei mesi dall’avvio della riforma riguardante il Jobs Act. In particolare, sono passati sei mesi dall’installazione di quello che è il nuovo contratto a tutele crescenti, punto focale della manovra del governo Renzi.

Come vanno le cose? Il tasso di disoccupazione dei giovani ha fatto registrare il massimo storico, attestandosi al 44,2%. Il tasso di occupazione dei giovani ha fatto invece registrare il minimo storico, attestandosi al 14,5%. Così anche in generale: giù l’occupazione al 55,8%, su la disoccupazione che ora viaggia al 12,7%, dopo aver sfiorato il 13% record a novembre. Nel mese di giugno – ultimi dati Istat a disposizione, domani arrivano quelli di luglio e del secondo trimestre – si sono persi 40 mila posti sull’anno prima e aggiunti 85 mila disoccupati. Questa la fotografia.

Demerito del Jobs Act? Difficile sostenerlo, con un Pil che si affaccia solo da qualche mese al segno più, stagnando allo zero virgola (+0,2% nel secondo trimestre, +0,7% atteso per l’anno). Consumi, investimenti, produttività: nulla tira. Non come dovrebbe per rianimare il lavoro. Nessun demerito, dunque. Ma neanche rimedio, a leggere i dati, a sei mesi dall’entrata in vigore del primo degli otto decreti attuativi (gli ultimi quattro sono attesi in settimana). Era il 7 marzo scorso e in Italia nasceva il nuovo contratto a tempo indeterminato senza articolo 18. Accompagnato da uno sgravio (già in vigore da gennaio) senza precedenti: zero contributi e zero Irap. Eppure il quadro è quello dell’Istat.

Un quadro di stock: quanti occupati e disoccupati in un dato periodo. Spesso contrapposto – specie dalla comunicazione politica, se più favorevole – all’altro di flusso di Inps e ministero del Lavoro che invece registrano contratti attivati e cessati. Nessun conflitto, entrambi raccontano pezzi diversi della stessa storia. Se un giovane viene stabilizzato, dunque passa da un contratto a termine al tutele crescenti, per ministero e Inps è un +1, mentre per l’Istat è zero (lavorava prima e lavora ora).