Leonardo.it I say blog!
  • 07
  • mar
  • 2008

Paradisi fiscali: rischio o opportunità?

paradisifiscali.jpg

I Paradisi fiscali sono particolari zone geografiche in cui il regime di tassazione è molto basso o nullo. In genere questo trattamento è riservato ai non residenti con lo scopo di attrarre gli investimenti ed i risparmi di questi ultimi. I liberi cittadini in questo modo trovano un rimedio per sfuggire alla voracità del fisco uscendo dall’ambito strettamente nazionale per rifugiarsi in luoghi sicuri, per sé e per il proprio capitale, per i propri investimenti e per il proprio futuro.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato una lista di 35 paesi considerati paradisi fiscali, minacciandoli di sanzioni se non provvedono a riformare il loro sistema fiscale. I 35 paradisi fiscali sono accusati dall’OCSE di praticare una concorrenza fiscale pregiudizievole, cercando di attirare i privati e le società che vogliono evitare di pagare imposte nel proprio paese. La lista comprende Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Barbados, Belize, isole Vergini britanniche, Guernesey, isole Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, l’isola di Man, Jersey, Liberia, Liechtenstein, Maldive, isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille olandesi, Niue, Panama, Saint-Kitts e Nevis, Sainte-Lucie, Saint-Vincent e Grenadine, Samoa occidentali, Seychelles, Tonga, isole Turk e Caicos, isole Vergini americane, Vanuatu.


Non è semplice dare un’opinione in merito a questa situazione perché intervengono una molteplicità di interessi: da un lato i Paradisi fiscali desiderano attirare investimenti stranieri e in questo modo aiutano anche l’occupazione; dall’altra parte nel Paese interno del produttore vengono a mancare risorse che altrimenti sarebbero qui investite, l’occupazione ne risente, ne risentono anche le entrate fiscali e di conseguenza i servizi che sono finanziati dal gettito fiscale (ma abbiamo già parlato del problema che affligge l’Italia soprattutto al Sud, dove i servizi ai cittadini non sono quasi mai proporzionali alle tasse pagate..); tuttavia il produttore ovviamente grazie a questi Paradisi fiscali risparmia notevolmente ed in più molti di questi Paesi sono mercati emergenti ed hanno un costo della manodopera basso, per cui il risparmio è doppio. Forse la soluzione sarebbe una profonda riforma a livello mondiale che dia innanzitutto uniformità alle regole di imposizione fiscale, garantisca una maggiore trasparenza in queste operazioni e perché no? Forse occorre anche ridimensionare il sistema tassativo dei singoli Paesi per evitare che i produttori “fuggano” all’estero.

Altri articoli:

Articoli correlati a "Paradisi fiscali: rischio o opportunità?"



Commenti:

Sono stati scritti 4 commenti su "Paradisi fiscali: rischio o opportunità?"

  1. [...] che ricordiamo aveva sede in Lussemburgo e risultava posseduta da un trust con sede in un paradiso fiscale, l’Isola di Guernsey. Un “ottimo mix” quindi quello ideato da Stefano Ricucci, anche se [...]

  2. [...] formale la questione secondo cui anche la Svizzera deve essere inserita nella lista nera dei paradisi fiscali. La proposta, una volta tanto, ha trovato l’appoggio della Francia, dove si è appunto svolto [...]

  3. [...] di fornire informazioni a terzi. Alcuni pensano che le nazioni che adottano il segreto siano “paradisi fiscali“, ma questo non è necessariamente vero. Tale affermazione potrebbe trovare fondamento quando [...]

  4. marco

    volevo sapere se fare un piano di accumulo o un investimento con un ‘assicurazione con sede legale in uno dei tanti paradisi fiscali,.,.,se e’ rischioso,e,se lo e’ ,,quanto lo e’!!!!!!!????



Il network di ISayBlog!


Diventa Fan di Finanza Live




Quotazioni Live