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  • Giu

Ocse: calo della crescita in Italia. A rischio deficit e occupazione

Si è concluso ieri il Consiglio ministeriale dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, che si è tenuto a Parigi il 4 e 5 giugno. L’Economic Outlook, pubblicato dall’Ocse, prospetta un rallentamento dell’economia in tutti i paesi dell’organizzazione. Si passerà dalla crescita del 2,7 per cento nel 2007 a un +1,8 per cento nel 2008 e un +1,7 per cento nel 2009.


Non sono rosee le stime di crescita avanzate dall’Ocse per l’Italia. Previsto, infatti, un calo della crescita ed un aumento del deficit. Secondo il rapporto dell’Ocse, l’Italia crescerà, quest’anno, appena dello 0,5 per cento. Per quel che riguarda l’inflazione, si stima un picco, nel 2008, del 3,6 per cento che dovrebbe, però, scendere già nell’autunno prossimo e assestarsi intorno al 2,1 per cento nel 2009.


La situazione di bilancio - scrive l’Ocse - dovrebbe deteriorarsi quest’anno a causa del rallentamento della crescita e delle misure che tendono a peggiorare il deficit. In particolare si tratta del taglio dell’Ici e dell’abolizione dell’Irap.
L’Italia potrebbe pentirsi di questi tagli alla pressione fiscale, soprattutto, se non verrà incrementata la lotta all’evasione e ampliata la base imponibile. Tra le raccomandazioni dell’Ocse all’Italia anche quella di non rinviare ulteriormente l’attuazione della riforma pensioni. A rischio anche l’occupazione: con la situazione economica italiana è possibile un ritorno della disoccupazione. Il mercato del lavoro, infatti, ha già registrato un aumento dei disoccupati.

Presente al Consiglio ministeriale dell’Ocse, anche, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet che ha affrontato la questione della vulnerabilità e della debolezza dei mercati finanziari.
L’attuale turbolenza è un fenomeno globale - ha detto Trichet- e solo una risposta globale può avere effetto.
Servono, secondo il presidente, stabilità e trasparenza finanziarie. Intanto anche oggi la banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati al 4 per cento i tassi d’interesse.





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