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Adiconsum delusa dalle mancate liberalizzazioni

 
Simone Ricci
20 dicembre 2011
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La delusione è palpabile, inutile negarlo, in molti si attendevano delle misure più coraggiose sulle liberalizzazioni, ma la manovra finanziaria non ha finora convinto da questo punto di vista: come ha spiegato l’Adiconsum, molti provvedimenti sono stati promessi e poi non realizzati, ma quello che ha indispettito maggiormente è stato il blocco di alcuni propositi, visto che un’apertura c’era effettivamente stata. Pietro Giordano, numero uno dell’associazione dei consumatori, ha anche precisato che non è la prima volta che si verifica una situazione simile, con un governo che propone e poi non mantiene la promessa, dunque si tratta purtroppo di un dejà vu.

Agli annunci non corrispondono i fatti, di conseguenza verrebbe da pensare che è nel dna culturale della classe politica comportarsi in tale maniera, visto che in troppe occasioni a dominare è stata la paura delle potenti lobby (si citano in molti casi i tassisti e i farmacisti, ma non si tratta soltanto di loro) che sono presenti all’interno e all’esterno del Parlamento. La denuncia nei confronti delle “caste” è dunque evidente e precisa, tra l’altro la stessa Adiconsum ha precisato come appena quaranta parlamentari-avvocati siano in grado di scongiurare le riforme, i farmacisti abbiano bisogno di una sola notte per intervenire contro le liberalizzazioni e l’elenco potrebbe anche continuare all’infinito. Lo stesso discorso deve valere anche per gli ordini professionali, definiti da Giordano come “autoconservatori” e intenzionati esclusivamente a limitare l’accesso dei giovani professionisti a una qualsiasi possibilità di carriera.

L’assenza totale di concorrenza ha prodotto come risultato principale degli onorari e delle tariffe da capogiro, visto che i regolamenti interni non prevedono alcun limite in tal senso. Le parole d’ordine, secondo l’associazione, dovrebbero essere equità, etica e giustizia, senza dimenticare il buon governo. In aggiunta, è stato ribadito come nemmeno le ragioni di tipo elettorale possono rappresentare un ostacolo alla riforma in questione, una misura di civiltà attesa da troppo tempo.

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