8 maggio 1945 morte

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Il generale Čujkov, dopo aver informato il maresciallo Žukov degli ultimi avvenimenti, prima incontrò una delegazione del ministero della propaganda che lo informò del suicidio di Goebbels e del generale Krebs e della probabile morte di Bormann, quindi ebbe un colloquio diretto con il generale Weidling con la partecipazione del generale Sokolovskij inviato dal comando del 1° fronte bielorusso. “Chi non ricorda il passato è condannato a riviverlo” è il motto che deve rimanere sempre impresso nelle nostre menti. Joseph Goebbels in particolare alimentava le speranze di un clamoroso rovesciamento di alleanze favorito da un evento "miracoloso" secondo il famoso precedente storico di Federico II di Prussia nella Guerra dei sette anni. Erano presenti anche numerose unità specializzate tra cui i due battaglioni corazzati pesanti SS PzAbt. Waffen-Grenadier-Division der SS Charlemagne, Occupazione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale, Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, Persecuzione dei serbi durante la seconda guerra mondiale, Stupri durante l'occupazione del Giappone, Stupri durante l'occupazione della Germania, Stupri durante la liberazione della Francia, Stupri durante la liberazione della Polonia, Prigionieri di guerra giapponesi nella seconda guerra mondiale, Crimini nazisti contro i prigionieri di guerra sovietici, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Battaglia_di_Berlino&oldid=116723886, Battaglie del fronte orientale della seconda guerra mondiale, Battaglie della seconda guerra mondiale che coinvolgono la Germania, Battaglie della seconda guerra mondiale che coinvolgono l'Unione Sovietica, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Nella mattinata le unità del generale Kuznecov conquistarono Weissensee, mentre contemporaneamente entravano nell'area di Berlino da est anche le formazioni della 5ª Armata d'assalto del generale Berzarin che, rinforzate dal 11º Corpo carri, raggiunsero Kaulsdorf, Biesdorf e Karlshorst[143]. La battaglia di Berlino venne combattuta in una vasta area urbanizzata abitata ancora da quasi tre milioni di civili che vissero le ultime settimane della guerra in una situazione deplorevole; per la maggior parte delle persone, in grande maggioranza donne e vecchi, rimasero in cantine, rifugi sotterranei o gallerie della metropolitana, senza acqua e luce e con gravi difficoltà di approviggionamento. Questi sbarramenti impedirono la sortita delle truppe guidate dal generale Barenfanger che quindi decise di suicidarsi insieme alla moglie[294]. Armata[313]. Panzer-Division[100]. Il generale Čujkov accettò la resa della guarnigione di Berlino e, dopo un messaggio del ministero della propaganda del Reich che comunicava che Goebbels era morto, il generale Helmuth Weidling in persona alle ore 06:00 del 2 maggio attraversò le linee e si consegnò ai sovietici[297]. Nel primo pomeriggio il comandante del 1° Fronte Bielorusso aveva parlato per telefono con Stalin, riferendo che lo sfondamento era riuscito anche se i tedeschi stavano resistendo ancora sulle alture di Seelow; Stalin sembrò calmo e distaccato ma non mancò di far sapere al maresciallo Žukov che sul fronte del maresciallo Konev le operazioni andavano bene e non c'erano particolari difficoltà[91]. Panzergrenadier-Division arrivò con grande ritardo al termine della giornata e il suo intervento verso Wriezen non ottenne alcun risultato; la divisione dovette battere in ritirata a sua volta[111]. I due ripartirono da Gatow su un piccolo Fieseler Storch e riuscirono ad atterrare vicino alla Porta di Brandeburgo; nell'ultimo volo il loro aereo era stato colpito sopra il Grunewald e il generale Greim era stato seriamente ferito[204]. La rivalità tra i due fronti sovietici era sempre accesissima; alcuni comandanti dell'8ª Armata della Guardia del generale Čujkov giunsero al punto di utilizzare i carri armati distrutti per ostruire il passo ai rivali del 1° Fronte Ucraino e sbarrargli la strada per il centro di Berlino[225]. Il maresciallo Žukov era informato dell'avanzata delle armate del 1° Fronte Ucraino; il 20 aprile finalmente le sue forze principali riuscirono a sbucare in campo aperto dopo aver superato tre cinture difensive nemiche e ad avanzare rapidamente su Berlino da nord e da est; alle ore 11:00 l'artiglieria del 1° Fronte Bielorusso aprì per la prima volta il fuoco direttamente sulla città, mentre la 47ª Armata del generale Pekhorovic entrava a Bernau[122]. Nonostante l'evoluzione catastrofica degli eventi, nel bunker predominavano ancora le illusioni: il generale Krebs rassicurò ancora una volta il Führer sulla solidità delle difese tedesche a Berlino e confermò che il ponte di Pichelsdorf sull'Havel era ancora in possesso dei giovani della Hitlerjugend e rimaneva a disposizione dell'armata Wenck[215]. I contrattacchi del battaglione pesante SS 502, equipaggiato con carri Tiger II, vennero contenuti dopo un violento scontro diretto con i carri sovietici mentre la Panzer-Division Muncheberg venne affrontata dall'11º Corpo carri e duramente respinta, ma neppure l'armata corazzata del generale Katukov riuscì il primo giorno dell'offensiva a sfondare la linea principale nemica e dovette disperdersi in piccoli gruppi a sostegno della fanteria, senza raggiungere risultati decisivi[93]. A nord di Berlino l'attesa controffensiva del generale Steiner non ebbe mai inizio; al contrario il generale ingannò il feldmaresciallo Keitel che era accorso sul posto per accelerare le operazioni, rassicurandolo sulle sue intenzioni, mentre invece era deciso a ripiegare verso ovest per arrendersi alle forze anglo-americane; anche il generale von Manteuffel, comandante della 3. Solo dopo che il generale Čujkov ebbe assicurato della veridicità dell'informazione e soprattutto dopo che il generale Rybalko in persona giunse personalmente al posto di comando dell'8ª Armata della Guardia e parlò per telefono con il maresciallo, Žukov dovette ammettere che effettivamente i reparti del maresciallo Konev erano presenti nell'area della capitale nemica[162]. Violenti scontri erano in corso anche nell'enorme edificio del ministero dell'aeronautica, difeso da una congerie di reparti tedeschi, tra cui volontari SS belgi, lettoni e scandinavi[276]. Dopo qualche successo iniziale, il generale Krukenberg preferì ripiegare a sua volta per concentrare le sue forze per la battaglia finale nel centro della città lasciando reparti Hitlerjugend a difendere fino all'ultimo Neukölln. Il tradimento di colui che era ritenuto il più fedele compagno di Hitler, dopo il discutibile comportamento di Göring e l'apparente ostruzionismo di numerosi generali combattenti, scatenò l'ira di Hitler che destituì subito da tutte le cariche Himmler e fece fucilare immediatamente per vendetta Hermann Fegelein, l'ufficiale di collegamento SS presso il bunker, e cognato di Eva Braun, ritenuto a conoscenza del tradimento e inoltre recentemente catturato dopo un suo tentativo di diserzione[261]. Il resto marcerà verso la Siberia". In questo modo il maresciallo Žukov riteneva di poter continuare la battaglia senza interruzioni per tutte le ore del giorno e della notte non dando tregua ai difensori. Tra i dirigenti nazisti e gli alti ufficiali, come anche tra le truppe, erano diffuse le voci sull'imminente arrivo dell'armata Wenck e anche degli americani che avrebbero salvato Berlino; anche Goebbels e Martin Bormann parlarono nei loro ultimi appelli alla resistenza di "sviluppi all'estero" che avrebbero cambiato la situazione[219]. Hitler ricevette subito i due visitatori; elogiò Greim per il suo coraggio, lo promosse feldmaresciallo e lo nominò nuovo comandante in capo della Luftwaffe al posto di Hermann Göring ormai definitivamente screditato e ritenuto un traditore[205]. La difesa tedesca era debole, il fronte sembrava ormai completamente sfondato e il maresciallo, molto compiaciuto dei risultati raggiunti, sollecitò il generale Rybalko a proseguire in avanti senza preoccuparsi delle retrovie e dei fianchi[105]. Il 19 aprile il maresciallo Konev continuò a premere sui comandanti delle sue armate corazzate della Guardia affinché affrettassero ancora la loro avanzata verso Zossen e Potsdam; egli rassicurò personalmente il generale Rybalko che temeva che i suoi carri si allontanassero troppo dalla fanteria rischiando di rimanere isolati, sollecitandolo al contrario a non preoccuparsi e a "continuare ad avanzare"; nella giornata la 3ª e la 4ª Armata corazzata della Guardia proseguirono quindi per altri 40-50 chilometri, tagliarono fuori a sud la 4. La 3. Il 20 aprile era il giorno del compleanno di Hitler; nonostante la disatrosa situazione del Terzo Reich, tutti i grandi dignitari del regime arrivarono a Berlino e scesero nel bunker per partecipare al ricevimento previsto per l'occasione; erano presenti, oltre a Martin Bormann e Joseph Goebbels che da mesi erano rimasti accanto al Führer, anche Hermann Göring, Heinrich Himmler, Albert Speer, Joachim von Ribbentrop[123]. Le forze meccanizzate del generale Bogdanov, 2ª Armata corazzata della Guardia del fronte del maresciallo Žukov, si trovavano a poche centinaia di metri a nord-ovest. La battaglia nel palazzo del Reichstag tuttavia non era conclusa con l'impresa dei due sergenti sovietici, al contrario i tedeschi asserragliati nei sotterranei erano ancora numerosi e bene armati; dopo alcune trattative al mattino del 1º maggio per concordare una resa, i difensori decisero di continuare a combattere e cercarono anche di incendiare l'edificio per costringere i sovietici a evacuare. Sembra comunque che il Gruppo d'armate Vistola disponesse di circa 550 000 soldati e il Gruppo d'armate Centro di 500 000, di cui 150.000 parteciparono direttamente alla battaglia[70]. L'operazione offensiva di Berlino, come venne denominata ufficialmente dall'alto comando sovietico la battaglia finale condotta dal 1° Fronte Bielorusso, dal 1° Fronte Ucraino e dal 2° Fronte Bielorusso, si concluse quindi in 17 giorni con la quasi totale distruzione del raggruppamento tedesco sulla linea dell'Oder-Neisse, con la conquista della capitale nemica e la morte del capo della Germania nazista[319]. Nelle sue memorie il generale Čujkov descrive le difficoltà del combattimento nell'area urbana di Berlino anche se sminuisce le capacità e l'efficienza delle truppe tedesche e straniere impegnate contro i suoi soldati, criticando in particolare l'impiego degli inesperti adolescenti della Hitlerjugend contro i veterani sovietici[193]. I combattimenti nel Giardino zoologico furono particolarmente intensi e segnarono il destino anche delle preziose specie animali custodite; molti animali, tra cui i leoni, rimasero uccisi, gli uccelli si dispersero in cielo, alcuni babbuini furono abbattuti dai guardiani per timore che uscissero dalle gabbie danneggiate[278]. Desiderosi di vendicare l'enorme numero di morti civili e distruzioni subite a causa della lunga e devastante occupazione tedesca ed esacerbati dalle continue perdite, i soldati dell'Armata Rossa, sollecitati inoltre dalla propaganda a dimostrarsi spietati con il nemico, si erano vendicati sanguinosamente[304]. Il 22 aprile la situazione della 9ª Armata del generale Busse si deteriorò in modo irreversibile; dopo aver perso il contatto con il 56º Panzerkorps del generale Weidling che era arretrato verso Berlino, e con il 101º Corpo d'armata che era passato a nord sotto il controllo della 3. La 3ª Armata corazzata del generale Rybalko, passata in massa a nord del canale Teltow, avanzava sulla sinistra delle truppe del generale Čujkov, attraverso le aree boscose che costeggiavano lo Havel[196]. Si riteneva poter sfruttare le caratteristiche del terreno, in parte paludoso, solcato da numerosi corsi d'acqua e poco transitabile, per ostacolare il nemico; furono prese le prime misure per organizzare la difesa dell'area urbana di Berlino[67]. Stalin e la dirigenza sovietica erano intervenuti per ridurre le violenze preoccupati per le conseguenze di queste atrocità. Il generale Čujkov si mostro duro e imperturbabile, e per prima cosa telefonò al maresciallo Žukov per informarlo delle sensazionali notizie e avere istruzioni[280]. Il maresciallo Konev decise di sfruttare la situazione e fece passare tutte le formazioni della 3ª Armata corazzata della Guardia attraverso la testa di ponte di Teltow; le unità meccanizzate del generale Rybalko cercarono di avanzare ma vennero ancora fortemente ostacolate dalla resistenza tedesca e raggiunsero solo la periferia meridionale di Zehlendorf; la 20. Panzerarmee del generale Hasso von Manteuffel con dieci divisioni e a sud, di fronte alla testa di ponte di Kustrin, la 9ª Armata del generale Theodor Busse con dodici divisioni in linea su un fronte di 130 chilometri, suddivise tra il 5º Corpo d'armata da montagna, l'11º Corpo delle Waffen-SS, il 56º Panzerkorps e il 101º Corpo d'armata, l'armata teneva in riserva la Panzergrenadier-Division Kurmark e la 25. La celebrazione del 9 maggio della Giornata dell’Europa, dal canto suo, quest’anno ha assunto un valore particolare, non solo perché ricorre il 70° anniversario dalla Dichiarazione Schuman, ma perché l’Europa si trova ad affrontare la più grave emergenza sanitaria ed economica dal dopo guerra: la pandemia di Covid-19. I tedeschi difesero il secondo piano e contrattaccarono anche nell'angolo nord-occidentale dell'edificio dove avevano fatto irruzione i soldati del 380º reggimento. Nella giornata del 29 aprile, mentre si prolungavano i combattimenti nel palazzo del Ministero degli Interni, altri reparti sovietici avevano fatto ulteriori progressi; alle ore 8:30 era iniziato anche un primo sbarramento d'artiglieria diretto contro gli accessi del Reichstag. All'inizio del mese di marzo 1945, mentre l'Armata Rossa era impegnata in sfibranti e sanguinosi combattimenti per distruggere le ingenti forze tedesche ancora in azione in Pomerania, in Slesia e soprattutto in Prussia orientale, la situazione strategico-militare ebbe una improvvisa svolta decisiva sul Fronte occidentale, dove invece le difese della Wehrmacht, di fronte alla schiacciante superiorità aereo-terrestre delle armate alleate del generale Dwight Eisenhower, apparivano vicine a un crollo definitivo[12]. Armata; il 1° Fronte Bielorusso concentrò a nord la 3ª Armata, la 69ª Armata e la 33ª Armata, mentre il maresciallo Konev fece intervenire una parte della 28ª Armata e della 13ª Armata e il grosso della 3ª Armata della Guardia; inoltre vennero impiegate in massa le forze aeree sovietiche da appoggio tattico; dopo combattimenti violentissimi, le truppe del generale Busse furono di nuovo accerchiate intorno a Halbe[307]. L'attacco decisivo venne sferrato al centro, attraversò il canale a Teltow, dal 6º Corpo carri della Guardia che superò la resistenza nemica e alle ore 11:00 diede inizio al passaggio dei suoi carri armati a nord della via d'acqua[165]. Il 16 marzo 1945 era stata respinta con difficoltà dalle armate del maresciallo Rodion Malinovskij e del maresciallo Fëdor Ivanovič Tolbuchin l'ultima controffensiva dei mezzi corazzati tedeschi sul lago Balaton in Ungheria, ma in Pomerania, Prussia orientale e Paesi Baltici i combattimenti continuavano accanitamente[23]. Sollecitato dall'esposizione iniziale di Stalin, il maresciallo Konev intervenne subito con grande vivacità affermando che Berlino sarebbe stata conquistata dall'Armata Rossa e che egli era pronto con le sue truppe a marciare sulla capitale nemica[38]. I soldati del generale Perevёrtkin conquistarono abbastanza facilmente la prigione di Moabit e poi percorsero gli 800 metri della Alt-Moabit Strasse che li separavano dalla riva della Sprea[223]. Mentre si diffondeva l'eccitazione e l'emozione tra le truppe, il generale osservò personalmente la posizione e riorganizzò le sue forze per la battaglia finale[231]. Fonti bibliografiche: I carri armati continuarono ad avanzare durante la notte per raggiungere subito la Sprea e anticipare la costituzione di una possibile linea difensiva "Matilda" del nemico, di cui si aveva avuto notizia; il maresciallo Konev aveva già pianificato per il 17 aprile di superare con le forze mobili la Sprea e raggiungere una linea Heide-Rensdorf-Burghammer; inoltre egli ordinò alla 28ª Armata del generale Lucinskij di seguire dietro la 3ª Armata corazzata della Guardia sull'"asse di Berlino" e si preoccupò di coprire il suo fianco sinistro facendo avanzare due armate verso Dresda[101]. L'offensiva venne preceduta da una accurata ricognizione fotografica del terreno per individuare le linee difensive tedesche; infine i reparti del genio furono particolarmente potenziati: furono costruiti 25 ponti e furono attivati 40 traghetti sull'Oder, mentre nel settore del maresciallo Konev furono preparati per attraversare il fiume Neisse 2 440 imbarcazioni in legno, 750 ponti e 1 000 sezioni di ponti[58]. Il generale Katukov cercò di sfruttare il varco aperto dal 11º Corpo carri trasferendo l'11º Corpo carri della Guardia, ma le unità blindate sovietiche non riuscirono ancora, anche per le difficoltà del terreno paludoso, ad accelerare l'avanzata. Nei giorni seguenti fu il tenente colonnello Ivan Klimenko, comandante della sezione dello SMERŠ del 79º Corpo fucilieri della 3ª Armata d'assalto che inviduò il luogo della sepoltura dei resti carbonizzati di Hitler ed Eva Braun, fece riesumare i corpi che poi furono sottoposti ad autopsia l'8 maggio. La Panzer-Division Muncheberg si difese validamente e gli scontri continuarono per gli edifici dell'aeroporto e in mezzo alle carcasse degli aerei distrutti sulle piste. Il maresciallo Konev non era soddisfatto; ordinò al generale Leljušenko di accelerare la distruzione delle forze tedesche a Wannsee e spingere al più presto il 6º Corpo meccanizzato della Guardia a Brandeburgo sulla Havel[216]. Il generale Heinz Guderian peraltro avrebbe preferito assegnare queste riserve corazzate per consolidare il fronte sull'Oder ma egli non era riuscito a convincere Hitler; il capo di stato maggiore generale riteneva che la guerra fosse ormai perduta, mentre il Führer al contrario, in un colloquio il 9 marzo 1945 con il nuovo comandante in capo dell'esercito tedesco all'ovest, feldmaresciallo Albert Kesselring, apparve ancora ottimista[16]. Nel corso della notte le truppe dell'8ª Armata della Guardia ottennero importanti risultati e riuscirono a superare, con mezzi di fortuna e con una flottiglia di battelli e chiatte trovate sul posto, prima la Sprea e poi la Dahme arrivando fino al sobborgo di Falkenberg. Si parla spesso di anniversari, di date storiche e certamente i giorni 8 e 9 maggio, contigui pur se riferiti a due anni diversi, sono davvero due ricorrenze da celebrare e non dimenticare. Armata giunsero, dopo essere stati decimati dal fuoco dell'artiglieria sovietica e dagli attacchi dei cacciabombardieri, a due chilometri di distanza dalla 12. Nel primo mattino del 29 aprile il 79º Corpo fucilieri rafforzò le sue posizioni e rastrellò con la 150ª e la 171ª Divisione gli edifici a nord della Moltkestrasse di fronte alla grande costruzione del Ministero degli Interni, e tutto il quartiere diplomatico a nord della grande piazza, la Königsplatz, di fronte al Reichstag; contemporaneamente le truppe del genio furono impegnate a rimuovere gli ostacoli e aprire vie sicure per la marcia dei mezzi corazzati[238]. Le alture di Seelow erano presidiate dalla migliore formazione dell'ordine di battaglia tedesco: il 56º Panzerkorps del generale Helmuth Weidling che schierava la 9ª Divisione paracadutisti e la 20. La capitolazione definitiva venne sancita nella notte del 7 maggio nel quartier generale di Dwight D. Eisenhower, a Reims, dove in precedenza era stata firmata una capitolazione parziale di fronte al feldmaresciallo Bernard Montgomery. Nel primo pomeriggio il 6º Corpo carri della Guardia ritornò all'attacco e questa volta entrò a Baruth; anche il generale Leljušenko continuava ad avanzare con i suoi carri verso Luckenwalde e Jüterbog, mentre sui due fianchi, a Cottbus e Spremberg, si stavano avvicinando per coprire il cuneo di sfondamento le forze di fanteria della 3ª Armata del generale Vasilij Gordov e della 5ª Armata della Guardia del generale Aleksej Žadov; infine per chiudere il cerchio a sud di Berlino erano in marcia anche la 28ª Armata del generale Lucinskij e la 13ª Armata del generale Pukhov[120]. Le perdite totali della 9. L'aeroporto di Gatow era ancora in mano ai tedeschi ma la sua caduta era imminente; alcuni caccia Messerschmitt Bf 109 riuscirono a effettuare dei lanci di medicinali mentre alcuni Junkers Ju 52 atterrarono sul largo Asse Est-Ovest di cui era in corso la trasformazione in pista aerea d'emergenza. Le notizie del crollo del Fronte occidentale tedesco e anche le informazioni dei suoi servizi segreti sulle ambigue manovre in corso da alcune settimane in Svizzera tra agenti dell'OSS americano e il generale delle SS Karl Wolff, dirette apparentemente a favorire una fine dei combattimenti dell'esercito tedesco in Italia e una resa alle sole forze anglosassoni, in funzione antisovietica, non marcarono di allarmare fortemente Stalin che ebbe un polemico scambio epistolare direttamente con il presidente Franklin Delano Roosevelt[21]. Furono queste truppe soprattutto che subirono forti perdite a causa dei continui contrattacchi tedeschi e di cruenti combattimenti ravvicinati; solo nel tardo pomeriggio i soldati del 380° raggiunsero la linea anticarro piena d'acqua che sbarrava l'accesso all'edificio[250]. L'artiglieria campale venne rafforzata e soprattutto furono schierate sulla linea dell'Oder le temibili batterie contraeree della FlaK che furono ritirate dalla difesa antiaerea delle città tedesche ormai in rovina per essere impiegate come micidiale artiglieria anticarro; infine furono organizzate linee trincerate successive scaglionate in profondità[68]. Il generale Weidling aveva preparato un piano dettagliato che prevedeva di schierare in testa i carri armati rimasti con i resti della 9. Le difese tedesche stavano iniziando a cedere, le riserve mobili erano logorate e le munizioni si stavano esaurendo; l'artiglieria tedesca iniziò ad abbandonare le posizioni, soprattutto la 9ª Divisione paracadutisti si stava disgregando[103]; in serata i soldati del generale Čujkov, rinforzati dai mezzi corazzati del 11º Corpo carri della Guardia conquistarono finalmente il villaggio di Seelow. Sulla destra delle forze del generale Čujkov neppure i reparti della 5ª Armata d'assalto del generale Nikolaj Berzarin riuscirono a sfondare e fecero solo modesti progressi, mentre la 47ª Armata in pratica avanzò solo per pochi centinaia di metri; la 3ª Armata d'assalto del generale Vasilij Kuznecov infine fece intervenire senza molto successo i carri armati del 9º Corpo carri e rimase bloccata sulle vie di accesso alla posizione principale tedesca[84]. Era quindi necessario, come il maresciallo Žukov comunicò brutalmente ai suoi comandanti subordinati, accelerare le operazioni a ogni costo e "conquistare Berlino"; i nuovi ordini richiedevano ai generali di recarsi sul posto per controllare di persona le operazioni; ritirate e indecisioni non sarebbero state tollerate, tutti i mezzi corazzati, i cannoni e le truppe dovevano essere portate in avanti e concentrati per l'attacco. Gli elementi di punta del 6º Corpo meccanizzato della Guardia, appartenenti alla 4ª Armata corazzata della Guardia del generale Leljušenko avanzarono da Potsdam in direzione nord-ovest verso Ketzin e si congiunsero con successo con elementi del 77º Corpo di fucilieri della 47ª Armata e i carri armati del 9º Corpo carri della Guardia appartenenti alla 2ª Armata corazzata della Guardia del generale Bogdanov che scendevano da nord in direzione sud-ovest. Dopo la morte di Hitler ed Eva Braun e la cremazione dei due cadaveri, Goebbels, Bormann e il generale Krebs avevano richiamato alla Cancelleria il generale Weidling; il comandante militare di Berlino venne informato della fine del Führer e sollecitato a organizzare una presa di contatto con i sovietici. Anche se i risultati dell'indagine e le testimonianze raccolte confermavano l'identificazione dei corpi, per molto tempo ancora sarebbero continuate le ricerche e i dubbi sulla fine effettiva di Hitler[301]. Sul piano tattico, nonostante l'addestramento specifico condotto prima dell'offensiva, le truppe dell'Armata Rossa peraltro iniziarono la battaglia compiendo una serie di gravi errori e soprattutto le unità corazzate, avanzando in colonna lungo le grandi strade della città, subirono perdite elevatissime soprattutto a causa dell'intervento efficace delle squadre anticarro tedesche armate di Panzerfaust o di imboscate di mezzi corazzati isolati[189].

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