Mps e Banco Bpm, dove siamo?

Mps e Banco Bpm stanno lavorando su una ipotesi di fusione che potrebbe portare grandi novità in ambito di consolidamento del sistema bancario italiano. Facciamo insieme il punto della situazione.

Cosa succede tra Mps e Banco Bpm

Quello che riguarda Mps e Banco BPM è senza dubbio uno dei dossier più rilevanti . Parliamo infatti di due istituti che stanno valutando la possibilità di unire le proprie attività in un’operazione che potrebbe cambiare gli equilibri del settore. Sebbene non sia stato ancora raggiunto un accordo definitivo, il dialogo tra le parti prosegue e l’ipotesi di una fusione resta una delle opzioni più concrete sul tavolo.

L’obiettivo dichiarato è quello di dare vita a un gruppo bancario di dimensioni tali da competere più efficacemente con i principali operatori nazionali. L’idea, sostenuta soprattutto da Banco BPM, è quella di una fusione “tra pari“, nella quale nessuna delle due banche assuma un ruolo predominante. Una simile soluzione permetterebbe di mettere insieme reti commerciali, competenze e risorse, creando sinergie sia sul fronte dei costi sia su quello dei ricavi, oltre a rafforzare la capacità di investimento in innovazione tecnologica e servizi digitali.

Il progetto acquista ancora più rilevanza perché rappresenta una possibile alternativa alle altre operazioni di consolidamento che coinvolgono Mps. Il consiglio di amministrazione della banca senese ha infatti manifestato la volontà di valutare con attenzione ogni proposta che possa garantire un’adeguata valorizzazione dell’istituto e dei suoi azionisti, mantenendo quindi aperto il confronto con Banco BPM.

Il ruolo di Crédit Agricole

Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, gli advisor finanziari sarebbero al lavoro per definire una struttura dell’operazione in grado di soddisfare entrambe le parti. Tra le ipotesi allo studio figurano un concambio azionario accompagnato da una componente in denaro, soluzione che consentirebbe di rendere più equilibrata la futura integrazione. Si tratta comunque di scenari ancora preliminari, che dovranno essere valutati dai rispettivi consigli di amministrazione prima di un’eventuale proposta ufficiale.

Un elemento che rende il quadro ancora più complesso è rappresentato dalla presenza di Crédit Agricole. Il gruppo francese è infatti il principale azionista di Banco BPM e segue con grande attenzione gli sviluppi del risiko bancario italiano.

Pur non avendo assunto una posizione pubblica definitiva sull’eventuale fusione con Mps, il suo orientamento sarà determinante, considerando il peso che esercita all’interno dell’azionariato dell’istituto milanese. Gli esperti ritengono che Crédit Agricole valuterà soprattutto la capacità dell’operazione di creare valore nel lungo periodo, senza escludere che possa giocare un ruolo importante anche nelle future decisioni strategiche del settore bancario italiano.

Naturalmente, un’eventuale aggregazione dovrà superare diversi passaggi prima di poter diventare realtà. Oltre all’approvazione degli organi societari e degli azionisti, sarà necessario ottenere il via libera delle autorità di vigilanza e dell’Antitrust, che potrebbero chiedere alcuni interventi correttivi, come la cessione di parte della rete di filiali nelle aree in cui la presenza del nuovo gruppo risulterebbe particolarmente elevata.