Bce annuncia possibilità di cambiamento e lo spread sale

di Valentina Cervelli Commenta

La Banca Centrale Europea ipotizza cambiamenti nel programma di aiuti per il prossimo marzo e lo spread sale: il mercato non ha fatto attendere la sua reazione alla possibilità di modifiche al programma di acquisti pandemici, dando un assaggio di quanta attenzione dovrà essere fatta in futuro in ambito economico.

Christin Lagarde scuote il mercato

Un piccolo accenno e niente di più su un possibile stop al programma di acquisti pandemici Pepp e lo spread BTp-Bund è tornato a farsi sentire, salendo sensibilmente. Tutto era rimasto tranquillo nel corso della conferenza stampa post riunione della BCE fino a che il presidente Christine Lagarde non ha proferito le seguenti parole:

Allo stato attuale mi aspetto che il programma di acquisti pandemici Pepp termini alla fine di marzo. Cosa la BCE farà successivamente? Questo è un tema su cui discuteremo al prossimo meeting del consiglio, a dicembre.

Ecco quindi che, nonostante non sia stato modificato nulla della politica monetaria dell’Unione da parte della Banca Centrale Europea, sono bastate poche parole per modificare una situazione che poteva essere quasi considerata come di stallo facendo preoccupare il mercato dei titoli di Stato: con le sue parole ha infatti fatto capire che il programma pandemico di acquisti di bond si fermerà a marzo 2022 senza ulteriori proroghe e che al momento l’istituto centrale ancora non ha deciso come evitare uno “scalone” degli acquisti.

La paura dello “scalone” sui Titoli di Stato

È proprio la parte dello “scalone” e di una sua eventuale presenza a spaventare gli investitori. E la ragione sta nel fatto che il presidente Christine Lagarde ha praticamente dichiarato che sebbene la BCE rimarrà orientata verso una politica accomodante, tra quattro mesi la rete di protezione nei confronti dei titoli di Stato di cui i paesi membri hanno usufruito potrebbe essere ridotta. Niente di certo, ma basta il sospetto ad agitare le acque.

Come ci si poteva aspettare a farne le spese peggiori i paesi del sud Europa che hanno beneficiato di più del programma Pepp e soprattutto l’Italia. Il nostro paese soffre di più essenzialmente per due motivazioni: la prima è che abbiamo goduto dei benefici del programma in modo molto intenso e la seconda è legata al nostro alto debito. C’è però una ragione tecnica che deve essere aggiunta al quadro: noi siamo gli unici che abbiamo un contratto future efficiente sui titoli di stato, fattore che amplifica i movimenti dei nostri BTp perché non essendo altrettanto efficiente il future dei paesi degli altri Stati è di solito l’Italia a essere oggetto di vendite.

Il fatto che la crescita economica stia andando meglio del previsto potrebbe arginare questo fenomeno: ciò non toglie che bisogna fare attenzione.