BCE pronta a scendere in campo a settembre in Europa

di Valentina Cervelli Commenta

La BCE ribadisce ancora una volta, in maniera pubblica, di essere pronta a tutto a settembre affinché l’Eurozona possa godere del giusto supporto attraverso gli stimoli economici che si riterranno opportuni e necessari.

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Settembre mese importante per la BCE

Settembre sarà un mese davvero importante per la BCE e per gli Stati membri dell’Unione Europea: sarà quello il momento nel quale la maggior parte dei nodi verranno al pettine e per l’Italia soprattutto sarà un periodo davvero incerto, vista l’attuale crisi di governo e la possibilità di nuove elezioni anticipate. I dati relativi alla crescita, e le diverse incertezze economiche dei vari stati peseranno in modo sostanziale.

E’ per questo motivo che la BCE ha deciso di farsi trovare pronta alla sfida che dovrà affrontare: è da giugno che si stanno “affilando” le spade per affrontare una possibile crisi e le armi in questo caso hanno il nome di tassi di interesse fermi,  possibile secondo round di quantitative easing e stimoli economici specifici in base alle esigenze dell’eurozona. La banca centrale europea sa come gestire la politica monetaria in modo da spingere l’Europa verso la crescita e dal quel che è possibile evincere, l’intenzione di intervenire è ormai assodata.

Politica monetaria accomodante per la BCE

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Se Donald Trump negli Stati Uniti ha costretto la Fed ad una linea accomodante quasi solo per capriccio (fermo restando le criticità della Brexit e della guerra sui dazi con la Cina, N.d.R), in Europa la situazione è ben diversa: l’inflazione ancora non raggiunge il valore che dovrebbe possedere per essere di sostegno all’economia e la crescita è più bassa delle stime. Questo, in mancanza di una ripresa individuale degli Stati, comporta che la BCE intervenga e che lo faccia in modo giusto. Come spiegano dalla banca centrale:

[I dati della crescita per i prossimi mesi ] restano orientati verso il basso, per effetto delle prolungate incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alla vulnerabilità dei mercati emergenti. Persiste la necessità di un grado significativo di stimolo monetario per assicurare il persistere di condizioni finanziarie molto favorevoli a sostegno dell’espansione dell’area dell’euro, dell’accumulo di pressioni interne sui prezzi e, di conseguenza, della dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo.

Fortunatamente “gli ulteriori incrementi dell’occupazione e le retribuzioni in aumento” nell’Eurozona aiutano a sostenere la capacità di tenuta dell’economia ma è impossibile ignorare l’impatto che il generale calo della crescita mondiale ed i problemi relativi al commercio internazionale non si riflettano sull’economia europea: non bisogna dimenticare infatti l’impatto dei dazi americani sull’Italia  e sull’Europa.