Il fumo dell’Ilva: una bufala durata troppo

di Gianni Puglisi Commenta

Una bufala che è durata più di una settimana e che finalmente è stata smentita, perché un sito web ha voluto fare ciò che competerebbe alle testate nazionali: verificare la notizia.
E’ la storia del video del Fondo Antidiossina di Fabio Matacchiera, il quale ha pensato di riprendere le emissioni notturne dell’Ilva di Taranto generando clamore e allarmismo. Secondo Matacchiera, infatti, ciò che usciva dalle ciminiere dello stabilimento era una “colonna di fumo”, non certo “vapore”. Matacchiera ha rincarato la dose con toni sensazionalisti e ripetizione della parole “incredibile”, alimentando suggestione. Ha funzionato dal punto di vista del clickbait: il video è diventato virale sui social network ed è stato ripreso prima dall’Ansa e poi da altre testate. L’informazione è pero un’altra cosa, e adesso che è arrivata la spiegazione possiamo ben dirlo.
Non si tratta di fumi tossici e inquinanti, ma proprio di vapore, come Matacchiera aveva invece escluso.
Quelle immagini si riferiscono infatti alle regolari fasi di spegnimento del carbon coke che avviene nel reparto cokeria dello stabilimento. Un’operazione ripetuta più volte al giorno. Si potrebbe quindi parlare di routine.
Nulla di cui preoccuparsi, perché ciò che all’esterno, per un’illusione ottica, si presenta come “una colonna di fumo” è in realtà proprio vapore la cui emissione è monitorata con la frequenza prevista dal piano di monitoraggio e controllo dell’Aia.
A questo proposito, va aggiunto che i risultati delle attività mostrano costantemente valori al di sotto dei limiti autorizzati e che i dati vengono regolarmente comunicati alle autorità competenti e agli enti di controllo.
Per quanto riguarda l’effetto ottico, la spiegazione è semplice: quando questo evento emissivo si verifica in presenza di umidità e con le luci notturne dello stabilimento, l’effetto ottico è tale da farlo sembrare fumo. Non è dato sapere se Matacchiera sapeva questo e l’abbia sfruttato volontariamente per fare sensazionalismo, ma di sicuro non ha fatto corretta informazione.