Riconsiderare il ruolo del nucleare. È questo il concetto rilanciato nelle ultime ore dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Riportare in auge il nucleare
L’occasione è stata il recente vertice internazionale sull’energia, all’interno del quale ha sottolineato come l’Europa debba riconsiderare il ruolo del nucleare nel proprio approccio energetico. Secondo la leader europea, ridurre troppo il peso del dell’energia atomica negli ultimi decenni è stato un errore strategico che ha reso il continente più dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. E più vulnerabile alle crisi energetiche internazionali.
Ursula Von der Leyen ha ricordato che nel 1990 circa un terzo dell’elettricità europea proveniva dalle centrali nucleari, mentre oggi questa quota è scesa intorno al 15%. Questo cambiamento è stato il risultato di scelte politiche e di preoccupazioni legate alla sicurezza, soprattutto dopo incidenti come quello di Fukushima nel 2011.
Tuttavia, secondo la presidente della Commissione, l’energia nucleare resta una fonte stabile, con basse emissioni di carbonio e capace di produrre elettricità in modo continuo, senza dipendere dalle condizioni atmosferiche come accade per alcune fonti rinnovabili.
Per questo motivo l’Unione Europea sta valutando una nuova strategia che affianchi lo sviluppo delle energie rinnovabili a un rilancio dell’energia nucleare di nuova generazione. In particolare, Bruxelles guarda con interesse ai cosiddetti mini-reattori modulari, noti con la sigla SMR (Small Modular Reactors).
Si tratta di impianti nucleari molto più piccoli rispetto alle centrali tradizionali, progettati per essere costruiti in fabbrica e poi assemblati sul luogo di installazione. Questo sistema dovrebbe permettere tempi di realizzazione più brevi, costi più contenuti e maggiore flessibilità nella produzione di energia.
Una nuova strategia continentale

La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di sviluppare una vera e propria strategia continentale per la tecnologia nucleare. L’obiettivo è rendere operativi i primi mini-reattori modulari in Europa entro l’inizio degli anni Trenta, così da integrarli nel sistema energetico accanto alle centrali nucleari tradizionali e alle fonti rinnovabili.
Secondo Bruxelles, questi impianti potrebbero contribuire non solo alla produzione di elettricità, ma anche alla fornitura di calore per industrie energivore come acciaierie e impianti chimici. Per sostenere lo sviluppo di queste tecnologie, l’Unione Europea ha previsto anche strumenti finanziari dedicati. Tra le misure annunciate c’è la possibilità di mobilitare fino a 200 milioni di euro provenienti dal sistema europeo di scambio delle emissioni per favorire gli investimenti privati in innovazioni nucleari, tra cui proprio i piccoli reattori modulari e altre tecnologie avanzate.
Naturalmente il ritorno del nucleare divide ancora l’opinione pubblica e i governi europei. Alcuni Paesi, come la Francia, puntano da tempo su questa fonte di energia, mentre altri hanno scelto di abbandonarla o ridurla drasticamente.
Il futuro energetico dell’Europa potrebbe quindi basarsi su una combinazione di rinnovabili, tecnologie di accumulo e nucleare avanzato.