Draghi: più occupazione grazie a Jobs Act

di Valentina Cervelli Commenta

Il governatore della Bce Mario Draghi sottolinea ancora una volta come il Jobs Act sia stato in grado di favorire l’occupazione negli stati membri nel giorno in cui la Corte costituzionale tedesca ha rigettato i ricorsi d’urgenza contro i programmi di acquisto dei titoli di Stato (quantitative easing) da parte della banca centrale europea.

I ricorsi erano stati presentati dagli ex politici dell’Afd, Bernd Lucke e Hans Olaf Henke, la cui speranza era quella di direzionare in modo diverso la politica economica della Bce per favorire l’economia tedesca in base ai suoi dati ed ai suoi livelli di inflazione. Mario Draghi è tornato oggi a parlare pubblicamente delle riforme strutturali necessarie in Europa mentre i mercati aspettano di comprendere come regolarsi per il futuro in merito a tassi di interesse e politiche economiche. Ha spiegato Mario Draghi:

Diversi Paesi hanno realizzato negli anni recenti riforme che hanno aiutato a ridurre la disoccupazione, in maniera più visibile Spagna e Portogallo, ma anche l’Italia: gli incentivi fiscali hanno dimostrato di essere in grado di aumentare l’efficacia delle riforme. Il Jobs act italiano del 2015 è stato seguito da un aumento di quasi mezzo milione di occupati con un contratto di lavoro permanente, in gran parte perché i sussidi per le assunzioni hanno incoraggiato le aziende ad assumere nuove persone con i nuovi contratti open-ended.

Non è mancato il doveroso cenno al programma di quantitative easing, uno dei più discussi da tutte le economie dell’Eurozona ma soprattutto dagli investitori che in base allo “spegnimento” seppure graduale dello stesso devono preparare il loro approccio ai diversi mercati sui quali operano. E’ opinione comune di diversi analisti che nella riunione del prossimo 26 ottobre Draghi possa annunciare una modifica del programma di acquisto di titoli di stato dal gennaio 2018 da 60 a 20 miliardi al mesi, allungandolo però addirittura se necessario fino al dicembre dello stesso anno.

Un tapering rallentato quindi per dar modo a tutti di adeguarsi senza causare crolli.