Mps, varata fusione con Mediobanca

Mps vara fusione con Mediobanca con tutto ciò che ne consegue. Ricordiamo cosa comporta più nello specifico questa mossa del risiko bancario italiano.

Mps delista Mediobanca da Piazza Affari

Prima di tutto dobbiamo sottolineare proprio il varo definitivo da parte del consiglio di amministrazione di Mps in merito alla fusione per incorporazione di Mediobanca. La prima conseguenza? Il delisting da Piazza Affari di quest’ultima.

Dopo mesi di trattative, offerte pubbliche di acquisto e scambi di azioni, Mps ha deciso di integrare completamente Mediobanca nel proprio gruppo e di trasformarla in una società non quotata, pur mantenendo il suo marchio storico per l’attività di banca d’investimento e private banking, sulla base di quanto deliberato dal board della banca senese a febbraio.

La decisione di togliere Mediobanca dal mercato azionario segna la fine di un’epoca. Dopo oltre settant’anni di presenza in Borsa, Piazzetta Cuccia non sarà più un titolo negoziabile a causa del controllo ormai quasi totale di MPS, che detiene l’86,3% delle azioni grazie all’offerta lanciata e conclusa con successo.

Con una partecipazione così ampia, le ragioni di mantenere la quotazione, tra cui la necessità di un flottante minimo per garantire liquidità agli scambi, si sono progressivamente affievolite. Spingendo i vertici verso l’idea che la struttura societaria possa essere più agevole da gestire come ente interamente controllato.

Il progetto di fusione, oltre a inglobare Mediobanca in Mps, prevede la creazione di un’entità non quotata che manterrà il nome storico e assorbirà anche attività chiave come quelle di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta.

Una parte rilevante del valore di Mediobanca, compresa la partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali, sarà quindi trasferita sotto il controllo diretto del gruppo Mps, garantendo continuità di operatività ma con un profilo diverso rispetto al passato.

Strategia specifica per obiettivi da raggiungere

Le ragioni ufficiali della fusione e del delisting, così come illustrate dai vertici di Mps, sono prevalentemente di natura strategica. E quindi integrare le competenze dei due istituti, ottenere sinergie operative e di costo, aumentare la capacità competitiva e sfruttare meglio i vantaggi fiscali e gestionali derivanti da una struttura unificata.

In un contesto europeo segnato da consolidamenti bancari e dalla necessità di aumentare efficienza e redditività, questa operazione viene presentata come un passo verso la formazione di un gruppo più solido e versatile.

Questo ovviamente comporta la scomparsa delle azioni di Mediobanca dal listino milanese. Per gli investitori, in particolare per i detentori delle azioni rimasti tra il flottante, ciò può significare la necessità di uscire dalla posizione prima del delisting o di aderire all’offerta di scambio proposta da Monte dei Paschi.

La transizione da un titolo quotato a una società completamente controllata può inoltre comportare impatti sulla liquidità e sulla valutazione delle partecipazioni finanziarie legate alla banca. C’è chi guarda con interesse a questi cambiamenti e chi sta cercando di attuare la strategia migliore per non perdere i propri guadagni.