Jaguar Land Rover valuta trasferimento in India

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Jaguar Land Rover sta valutando la possibilità di trasferire i propri impianti produttivi nel subcontinente indiano. Una notizia che – come intuibile – sarebbe giustificata dalla volontà di poter sfruttare le maggiori efficienze del Paese asiatico, che potrebbe garantire costi minori e, pertanto, potrebbe indurre a conseguire una maggiore redditività in casa del colosso automobilistico. Ma vediamo allora cosa potrebbe comportare questa storica decisione.

Attualmente Jaguar Land Rover è direttamente riconducibile al gruppo indiano Tata Motors. Stando a quanto diramato dal Wall Street Journal, sulle scrivanie del top management vi sarebbe la possibilità di portare gli impianti di produzione in India: spostando le catene di montaggio dal Regno unito all’India, la società del gruppo Tata vorrebbe conseguire l’obiettivo di abbassare il prezzo finale delle auto Jaguar Land Rover in un Paese, l’India, che è oggi il secondo più popoloso al mondo e che si candida ad essere uno dei nuovi sbocchi preferenziali delle quattro ruote.

Al giorno d’oggi, invece, le attività industriali di Jaguar Land Rover in India si limitano all’assemblaggio di alcuni componenti importati direttamente dalla Gran Bretagna. Ne conseguono i costi – rilevanti – del trasferimento delle materie prime e dei semilavorati (vedi anche Jaguar Land Rover-Chery: indiscrezioni su una joint venture).

Ad ogni modo, il “piano B” di Jaguar Land Rover fa riferimento al trasferimento delle linee produttive in un altro grande Paese emergente, il Brasile. Salvo sorprese, tuttavia, il progetto brasiliano dovrebbe essere accantonato in favore di quello indiano.

Ricordiamo, sul fronte commerciale, come il gruppo Jaguar Land Rover nel 2012 abbia toccato un record di vendite molto significativo, superando quota 357 mila unità, e pertanto in aumento del 30 per cento rispetto all’anno precedente. Il successo commerciale dell’ultimo anno sembra esser trainato proprio dalla forte domanda dai mercati asiatici, che ha contribuito – insieme alla tradizionale richiesta da Usa e Gran Bretagna – al successo societario.

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