I giudici del Lussemburgo certificano il parmigiano Dop

di Laura 1

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Vi è mai capitato di andare all’estero, entrare in un supermercato, comprare una bustina di formaggio recante la rassicurante scritta Parmigiano e una volta arrivati a casa, affamati, aprendo la desiderata bustina vi avete trovato qualcosa che di parmigiano aveva ben poco, forse solo la succulenta immagine sulla confezione? Il vero Parmigiano Reggiano è ottenuto dal latte di 250mila mucche allevate da 4.750 aziende agricole in zone delimitate del territorio nazionale e trasformato in 492 caseifici che producono oltre 3,1 milioni di forme all’anno dal peso medio di 38 chili, che devono essere stagionate almeno 12 mesi. I falsi made in Italy, proliferano sotto i nomi di Parmasello, il Parma, il Rapesan e il Pasgrasan.


Proprio per queste ragioni i consumatori possono dirsi soddisfatti della sentenza della Corte Ue sul Parmesan. Solo i formaggi recanti la denominazione d’origine protetta (Dop) possono essere venduti con la denominazione Parmesan. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea di Lussemburgo, che ha però respinto il ricorso per inadempimento contro la Germania perchè il controllo sul rispetto delle normative incombe allo stato membro da cui proviene la Dop medesima, cioè, in questo caso, all’Italia. Coldiretti, sottolinea che

se è positivo lo stop all’uso della denominazione Parmesan per formaggi diversi dal Parmigiano Reggiano, preoccupa invece il mancato obbligo degli stati ad intervenire d’ufficio per il rispetto di una normativa comunitaria, che potrebbe danneggiare soprattutto le denominazioni più piccole che per motivi di costo non dispongono di una rete di controllori a livello comunitario.

All’estero è falso quasi un prodotto alimentare italiano su quattro, con le esportazioni di prodotti dall’Italia che raggiungono il valore di 17 miliardi di euro mentre il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro.

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