Alitalia, Lega e M5S la vogliono tutta italiana

di Valentina Cervelli Commenta

Chi si preoccupava del possibile “51%” di italianità statale di Alitalia non riceverà di certo buone notizie oggi: sembra infatti che sia il Movimento 5 Stelle che la Lega vogliano davvero la nazionalizzazione del vettore nazionale in fallimento. E per le tasche degli italiani la situazione non sembra essere rosea.

In quale modo vuole l’attuale Governo assicurarsi la possibilità di fare “sua” la compagnia mandando tra l’altro all’aria tutte le trattative svolte fino ad ora? Passando per Cassa Depositi e Prestiti, Poste attraverso una newco che dovrebbe vedere la partecipazione di altre controllate come le Ferrovie. Il partner straniero? Può anche arrivare dopo: almeno questa è l’idea che sembra essere emersa dall’ultima riunione in merito tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e quello del lavoro Luigi Di Maio. A diffondere quelle che sembrano essere più che indiscrezioni ci pensa il quotidiano torinese “La Stampa“, sottolineando come sarebbe esclusa per il momento l’opzione già annunciata di un nuovo bando di gara.

Insomma, una “soluzione tutta italiana”, accennata anche dal sottosegretario del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture Armando Siri. Questo comporterebbe la presentazione, tra settembre e ottobre, di un nuovo piano industriale che dovrebbe prevedere la nazionalizzazione totale di pieno stampo “protezionista” e “nazionalista” di questo governo. E’ facile prevedere un ricambio a monte simile a quello avvenuto per le Ferrovie e Cassa Depositi e Prestiti mentre gli attuali commissari straordinari verrebbero impegnati nella gestione della “bad company”portando le offerte di Lufthansa, Easyjet e Wizz Air a perdere la loro validità.

Un processo che si prospetta essere lungo e laborioso vista la necessità di intascare il via libera dei diversi Cda aziendali e la necessità di avere un piano serio che non faccia perdere soldi a nessuno. I tre commissari in un anno sono riusciti a dimezzare il debito, non va dimenticato.