Richard Ginori non riceve offerte

di robertor Commenta

Nonostante le sette manifestazioni d’interesse avanzate nelle settimane scorse, nessuna offerta si è concretizzata dinanzi al curatore di Richard Ginori, la società manifatturiera operante nel settore delle porcellane, dichiarata fallita lo scorso 7 gennaio. Diventa sempre più difficile conseguire un possibile salvataggio dell’azienda, con il curatore fallimentare Andrea Spignoli che ha precisato che intende valutare il da farsi col giudice delegato “perché nonostante l’interesse le offerte non si sono concretizzate, e poi decideremo se fare un secondo bando”.

Stando a coloro che avevano manifestato un iniziale interesse, sarebbero stati troppi i punti critici. Il bando prevedeva un unico lotto comprendente marchio, impianti e macchinari, rimanenze di magazzino e partecipazioni societarie  con un prezzo a base d’asta di 14,2 milioni, e pertanto di 1,2 milioni di euro superiore a quanto proposto nella fase di liquidazione da Lenox-Apulum, che aveva prevalso sulla proposta (7 milioni) della piemontese Sambonet.

“Proprio il prezzo di 14,2 milioni è stato uno degli ostacoli alla presentazione delle offerte per l’acquisto di Richard Ginori, ma non l’unico” – ricordava un approfondimento de Il Sole 24 Ore – “Per Sambonet – che si dichiara «ancora molto interessata all’acquisto» – un problema enorme è rappresentato dal contratto di affitto dell’immobile di Sesto Fiorentino che ospita la manifattura, considerato troppo alto (900mila euro l’anno) e troppo breve (scadrà nel 2016). Il problema, in sostanza, è dove andare a produrre fra tre anni, posto che, come ha sempre dichiarato l’azienda piemontese specializzata in posate e porcellane (marchio Rosenthal), un investimento di 20-30 milioni per costruire un nuovo stabilimento non è sostenibile” (già un anno fa, di questi tempi, avevamo parlato diffusamente delle difficoltà di Richard  Ginori).

Oltre a quanto sopra, ulteriore elemento di debolezza – in grado di incidere sul prezzo d’offerta – sarebbe stato rappresentato dal fermo produttivo, oramai perdurante dalla scorsa settimana, in grado di generare perdita di quote di mercato, e necessarie manutenzioni più profonde.

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