Credit crunch per pmi italiane

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Ai numerosi appelli lanciati dalle associazioni nazionali, e alla presa d’atto da parte della Banca d’Italia, a testimoniare il credit crunch subito dalle piccole e medie imprese italiane è ora giunto un report a cura della Banca Centrale Europea, che nella sua indagine semestrale comunica una contrazione del 3 per cento del credito alle imprese, e dell’1,3 per cento alle famiglie.

Con tali proporzioni, l’Italia si pone in cima alla classifica europea – insieme alla Spagna – per difficoltà di ottenimento di un finanziamento, occupando il poco ambito recinto arricchito da Grecia e Portogallo per quanto concerne la chiusura dei rubinetti da parte degli istituti di credito locali.

Stando a quanto affermava l’indagine effettuata dalla Bce in relazione al periodo ottobre 2012 – marzo 2013, in particolare, le pmi italiane “hanno contribuito più di tutte all’aumento netto della necessità di prestiti bancari e aumento dello scoperto”. Una tendenza che sembra essere l’esatto opposto di quanto sperimentato in Germania, dove invece la situazione pare migliorare (dieci giorni fa abbiamo parlato, anche in merito, delle previsioni Bankitalia per il 2013, alle quali vi rimandiamo per ulteriori approfondimenti sulla situazione italiana e internazionale).

“Una parte del sistema aziendale italiano sta entrando sotto stress” – fa invece eco il Fondo monetario internazionale, ricordando poi che “nel caso di stagnazione prolungata” aumenterebbe “il rischio di insolvenza”. A conferma di ciò è proprio il monitoraggio compiuto dall’istituto guidato da Mario Draghi, che evidenzia come una delle ragioni fondamentali per le quali le banche italiane non presterebbero denaro è proprio lo scenario recessivo, e il rischio che le cose possano ancora peggiorare.

È ancora la Bce, infine, a segnalare come gli utili delle pmi dell’area euro sono continuati a peggiorare, con un calo del 33 per cento determinato soprattutto dal crollo di Italia e Spagna. Ancora, nel periodo in questione il saldo delle pmi che segnalano un credito “difficile” è in rallentamenot rispetto al semestre precedente.