Crisi Europa è colpa dell’Italia?

di Redazione 1

Secondo uno degli editorialisti di Bloomberg, Simon Johnson, la crisi europea non avrà una buona fine per i suoi protagonisti principali. In particolare, le criticità cui sta andando incontro l’Unione Europea sembrano divenire influenze dirette delle cattive performance dell’Italia e della Banca Centrale Europea, candidate ad essere le colpevoli di un “delitto” compiuto ai danni della stabilità dell’area euro.

Secondo quanto riporta Johnson in un suo recente approfondimento, sarebbero due le scuole di pensiero intorno alla crisi europea: la prima ritiene che l’Italia si salverà grazie all’intervento di Mario Monti. Il premier adotterà le misure necessarie per reintrodurre l’opportuna ondata di austerity, e convincerà la Germania a non domandare altri tagli di budget. Il supporto del governo, e l’influenza della BCE, permetteranno all’Italia e all’Europa di salvarsi.

La seconda scuola di pensiero, cui sembra appartenere Johnson, è invece quella che ritiene che la crisi europea non si risolverà per il meglio. I mercati finanziari hanno già deciso che l’Italia ha un debito troppo elevato per potersi salvare da sola, e consegue ritmi di crescita talmente scarsi da rendere insufficienti qualsiasi iniziativa di austerity, come sopra ricordata. A queste condizioni, i tassi di interesse o altri interventi della BCE saranno altrettanto inutili, inducendo l’Italia in uno scenario nel quale sarà pressochè impossibilitata a ripagare i propri debiti.

E la BCE? Secondo Johnson l’istituto di Draghi non potrà risolvere la crisi nel medio termine. Acquistando – sostanzialmente – parti del debito italiano, la Banca Centrale riuscirà certamente a stabilizzare la situazione sul breve termine. Ma sul lungo termine, con i tassi di interesse di riferimento che rimarranno bassi, dinanzi all’accelerazione dell’inflazione, anche l’istituto monetario dovrà arrendersi alle evidenze.

Insomma, il rischio che l’Italia diventi la nuova Grecia, con tutto ciò che ne conseguirebbe per il Paese e per l’Eurozona, non è un pericolo che dall’altra parte dell’Oceano sembra potersi escludere.

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