Dalla Bce uno sforzo ulteriore per la crescita economica?

di Sandro Argenti Commenta

Alla ripresa devono contribuire anche le riforme e le politiche strutturali, che puntino a migliorare il contesto per imprese, investimenti e creazione di lavoro, ha sentenziato Draghi. L'euro ha dunque un futuro, ma è necessario lavorarci su.

Seduto dinanzi al Parlamento europeo per la consueta audizione trimestrale, Mario Draghi ha riflettuto sui recenti crolli delle Borse e sull’elevata sensibilità del comparto a prospettive economiche più deboli del previsto.

Soluzioni? Forse ci sono, ma una di queste non è chiedere alle banche di aumentare i capitali. Per uscire dalla crisi è infatti necessario che gli Stati diminuiscano le tasse e aumentino gli investimenti.

Draghi non ha dubbi:

Circa metà della ripresa degli ultimi due anni può essere attribuita alle scelte della Bce: anzi, negli ultimi quattro anni la nostra è stata l’unica politica di stimolo nell’Eurozona. Gli stimoli monetari della Bce da soli non bastano per stabilizzare la ripresa economica: diventa sempre più chiaro che le politiche di bilancio dovrebbero sostenere la ripresa tramite investimenti pubblici e una tassazione più bassa. Questo mentre il rispetto delle regole del patto di stabilità e di crescita resta essenziale per mantenere la fiducia nell’architettura di bilancio.

Inoltre, alla ripresa devono contribuire anche le riforme e le politiche strutturali, che puntino a migliorare il contesto per imprese, investimenti e creazione di lavoro, ha sentenziato Draghi. L’euro ha dunque un futuro, ma è necessario lavorarci su. Dovremmo approfittare di queste opportunità per rafforzare la nostra integrazione monetaria proprio adesso”.
“I dati relativi al commercio e all’attività economica sono stati inferiori alle attese e i mercati ne hanno risentito. Rallenta la crescita globale”. Draghi non ha dubbi nel delineare il quadro economico: “Molti Stati hanno manifestato di avere strutture inefficienti. Lo slancio delle economie emergenti è diminuito. Ha poi inciso il rallentamento del petrolio, soprattutto per alcuni Paesi. Il sentiment sui mercati si è aggravato. Il crollo delle comodities ha aumentato la volatilità. Le quotazioni delle banche sono state le più colpite, il crollo riflette una sensibilità maggiore alle difficoltà economiche in generale e all’esposizione alle comodities. Ma in Europa sono limitate le esposizioni bancarie verso questo settore. Le banche hanno buone riserve, hanno ridotto la leva finanziaria e il comitato di Basilea ha osservato che sono state compiute riforme sostanziali”.