L’Italia sopravviverà a un’altra crisi economica?

di Redazione Commenta

_90076860_thinkstockphotos-526561176L’Italia è da tempo seduta su una polveriera e il recente voto shock per la Brexit potrebbe aver innescato la miccia.

Nonostante i proclami del Governo Italiano, la crisi economica cominciata nel 2008 continua ad attanagliare l’Eurozona. Paesi come l’Italia e la Francia, due delle economie più importanti in Europa, stanno faticando più di altri a trovare una via d’uscita e rappresentano una minaccia concreta per il sistema Europa.

Per quanto riguarda l’Italia, un’economia stagnante, problemi di amministrazione interni, instabilità a livello governativo e un sistema bancario al collasso sono una miscela esplosiva che molti osservatori si aspettano esploderà a breve. Riuscirà l’Italia a sopravvivere agli effetti di una nuova ondata di crisi?

L’Italia e la crisi del Sistema Bancario

Le maggiori preoccupazioni per l’Italia arrivano dalla crisi del sistema bancario nazionale e dallo spinoso problema di come sanare la situazione.

Le banche Italiane, e di conseguenza il Governo Renzi, hanno per le mani una bomba ad orologeria  costituita da circa il 17% dei prestiti in sofferenza. Tradotto in cifre, significa che le banche hanno finanziato circa 360 miliardi di Euro a soggetti che al momento non sono in grado di restituirli. Se si considera che al picco della crisi del 2008 il sistema bancario americano non aveva mai passato la soglia del 5%, è facile capire i crescenti timori in tutta l’area Euro.

Ad aggravare la situazione la disputa in corso tra il premier Renzi e l’UE in merito a chi deve pagare per coprire le perdite.

Il Governo Renzi è pronto ad usare circa 40 miliardi di Euro dei contribuenti italiani per risollevare il sistema bancario ed evitare un inasprimento della crisi. Questo provvedimento contrasta comunque con le nuove norme europee che vietano il bailout. L’Unione Europea proibisce infatti l’utilizzo dei soldi derivati dalle tasse per salvare le banche e pretende che le perdite degli istituti di credito vengano coperti dai loro investitori.

Entrambe le linee di pensiero si basano su principi validi. L’Unione Europea intende promuovere un comportamento più responsabile da parte degli investitori e, allo stesso tempo, responsabilizzare le banche ad usare maggiore cautela e accortezza prima di erogare il credito nel futuro.

Dall’altro lato, l’Italia ha un considerevole numero di normali cittadini e pensionati che hanno investito in istituti di credito. Applicare le direttive europee metterebbe a rischio i risparmi di una buona fetta della cittadinanza e per questo motivo il Governo preferirebbe optare per il bailout. I recenti fatti legati al salvataggio di Banca Etruria e di altri tre istituti di credito hanno infatti messo in evidenza quanto il problema del salvataggio delle banche sia difficile da gestire in un Paese come l’Italia. In quella circostanza i fatti culminarono con il suicidio di un pensionato e 100.000 investitori che hanno perso i risparmi.

Oltre che economico il problema in Italia è quindi anche di natura politica. Con l’avvicinarsi del referendum di ottobre e di probabili elezioni, manovre impopolari porterebbero a una perdita nei consensi, cosa che il governo Renzi non si può al momento permettere.

Le pressioni dell’Unione Europea sull’Italia per attenersi alle normative sul bailout e le resistenze opposte dal presente Governo rischiano di portare a una condizione in cui nessuna misura viene presa per arginare ora una crisi finanziaria che avrebbe conseguenze ben più serie nel lungo periodo.

Brexit e i suoi effetti sull’economia italiana

A rendere ancora più intricato lo scenario, lo scorso 23 giugno il Regno Unito ha votato per l’uscita dall’Unione Europea infierendo un altro duro colpo al sistema bancario Italiano.

Il clima di incertezza a livello mondiale causato dalla Brexit ha immediatamente frenato il processo di crescita economica. Anche in Italia Confindustria ha modificato al ribasso le previsioni di crescita per il 2016. Un’ulteriore blocco a una crescita che era già minima si trasformerà inevitabilmente in ulteriori crediti che andranno in sofferenza.

Inoltre, con i dati sulla crescita così variabili, la BCE continuerà a mantenere i tassi di interesse bassi riducendo pertanto i margini di profitto per gli istituti di credito. Le banche Italiane, da lungo tempo fra le meno redditizie in Europa, saranno particolarmente penalizzate da tassi di interesse bassi.

La crisi economica e i problemi interni dell’Italia

Oltre ai problemi del sistema bancario, l’Italia deve fare anche i conti con problemi di gestione interna. L’Italia è alle prese con una crescita lenta, alto tasso di disoccupazione, finanze pubbliche in crisi e problemi strutturali. Al momento non si vede nessuna possibilità di risolvere queste problematiche in tempi brevi.

Anche se il Primo Ministro Renzi ha introdotto alcune riforme sul lavoro, gli effetti sull’economia reale non sono stati sensibili. Le riforme infatti si applicano principalmente ai nuovi lavoratori mentre la tendenza è ancora quella di proteggere i diritti acquisiti dei lavoratori con più anni di servizio e in particolare dei dipendenti pubblici. I nuovi assunti si trovano così a fare i conti con impieghi precari e stipendi minimi. Queste condizioni non li mettono in grado di dare alcun contributo positivo all’economia del Paese mentre i lavoratori pubblici e quelli con più anni di servizio continuano a godere di privilegi che si traducono in molti casi in un ulteriore peso per le casse dello Stato.

Le riforme costituzionali continuano inoltre ad assorbire molte delle energie del Governo. Con l’avvicinarsi del referendum e dato che il suo risultato determinerà con tutta probabilità la permanenza in carica del Governo Renzi, è evidente che le riforme costituzionali sono al momento l’obiettivo principale dell’apparato governativo.

Se si aggiunge a tutto questo un Parlamento sempre più frammentato in cui ogni decisione è difficile da prendere e richiede tempi lunghissimi, il futuro dell’Italia appare tutt’altro che roseo.

Significative le parole del sottosegretario al Ministero dell’Economia Pier Paolo Baretta che in un’intervista al Wall Street Journal ha affermato: “C’è un’epidemia e l’Italia è il Paese più ammalato. Se non fermiamo l’epidemia, diventerà un problema di tutti…lo shock della Brexit ha creato un senso di urgenza”.

Scritto da: Anyoption