Cina e USA sono concordi nel ritenere vicina la conclusione del Doha Round del WTO

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Stati Uniti e Cina si sono mostrati ottimisti sul fatto che il round negoziale di Doha del WTO, relativo al commercio globale, possa concludersi entro la fine del 2008: l’auspicio sul termine del negoziato (avviato nel 2001) è stato espresso anche dal segretario statunitense all’agricoltura, Ed Schafer. Lo stesso Schafer si è così espresso al riguardo durante una conferenza stampa a Shanghai:

Sia la Cina che gli Stati Uniti ritengono molto probabile una conclusione proficua del Doha Round nelle prossime settimane.

Il segretario statunitense all’agricoltura si trova in Cina per promuovere lo Strategic Economic Dialogue tra il paese asiatico e gli Stati Uniti.

 

I negoziatori del WTO sono alla ricerca di un accordo commerciale da ben sette anni, con l’intento principale di tagliare i sussidi agricoli e le tariffe sui beni industriali. Il direttore generale dell’organizzazione, Pascal Lamy, ha fatto sapere che sta considerando di convocare un meeting ministeriale per la seconda settimana di dicembre al fine di completare le trattative. Gli Stati Uniti sembrano attualmente più preparati per adottare i compromessi migliori sui sussidi relativi al Doha Round. Il ministro del commercio della Cina, Chen Deming, aveva già espresso recentemente la sua fiducia sul fatto che manchino davvero pochissimi giorni alla conclusione del negoziato.

 

Chen ha anche affermato di essere speranzoso riguardo alla possibilità che gli Stati Uniti mostrino anche un’adeguata flessibilità ed ha sottolineato la differenza che intercorre tra le due nazioni: mentre il punto di vista americano è maggiormente focalizzato sulle questioni relative all’agricoltura e all’accesso al mercato non agricolo, la Cina ha invece interesse nei confronti delle decisioni che riguardano i paesi in via di sviluppo. C’è da dire che l’ultimo tentativo volto a dare un abbozzo di accordo in seno al WTO era stato effettuato in luglio, quando gli Stati Uniti si erano scontrati con India e Cina in relazione alle loro domande, le quali prevedevano la possibilità per i paesi in via di sviluppo di erigere nuove barriere alle importazioni agricole.

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