Chi comprerà Monte Paschi?

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Negli ultimi giorni si sono fatte sempre più insistenti le voci di un concreto interesse di alcuni fondi di investimento esteri nei confronti di Monte dei Paschi di Siena. Secondo alcuni trader, le evoluzioni delle quotazioni del titolo, avvenute nei tempi più recenti, sarebbero relative alla vendita totale o alla riduzione parziale delle proprie posizioni corte sul titolo, con una valanga di acquisti riconducibile alla ricopertura su posizioni short (almeno il 4% del capitale sarebbe stato venduto allo scoperto negli scorsi mesi).

Tra i “papabili” si sono correntemente fatti i nomi di Wellington Management, Marshall Wace, Odey Asset Management, Parvus e Egerton Capital, tra l’altro da tempo presenti nel capitale di Rocca Salimbeni. Pochi giorni fa è inoltre giunto l’annuncio che Egerton Capital avrebbe azzerato la posizione short rispetto allo 0,54% del 4 gennaio, posizione a sua volta ridotta dall’1,53% d’inizio dicembre.

Da Siena nuove voci suggeriscono inoltre che l’apprezzamento del titolo Mps potrebbe accelerare il processo di diluizione avviato nel 2012 dalla Fondazione, che oggi detiene ancora il 34% dell’istituto, ma può ancora mettere sul mercato un 2% libero da pegno bancario. La dismissione di questa quota potrebbe avvenire molto presto, e i margini di crescita già sperimentati potrebbero stuzzicare l’interesse di nuovi investitori (vedi anche il nostro focus speculazione Mps).

Sempre secondo le più recenti indiscrezioni, all’allargamento della compagine sociale starebbe lavorando da tempo lo stesso presidente Alessandro Profumo, che nell’ultimo anno ha portato molti nuovi azionisti nella banca. “Resta poi alta l’attenzione sui Monti bond che la banca emetterà entro marzo” – aggiungeva infine il quotidiano MF in un articolo a firma di Luca Gualtieri – “Lo Stato italiano è infatti pronto a sottoscrivere obbligazioni speciali per un importo di 3,9 miliardi, dei quali 1,9 per riscattare e sostituire i vecchi Tremonti bond e 2 miliardi come emissione aggiuntiva. Si tratta di una tappa obbligatoria per raggiungere le soglie patrimoniali fissate dall’Eba ed evitare quindi perniciosi attacchi speculativi. Se sul fronte normativo tutto è pronto per procedere all’emissione, resta da capire come si articolerà l’operazione dal punto di vista tecnico. Il maggior elemento di incertezza riguarda il pagamento degli interessi in caso di perdita di bilancio”.

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