La ricetta del governo Monti: meno cash e più moneta elettronica

di Simone Ricci 3

Una delle tante sfide a cui sta lavorando il governo Monti è quella di ridurre in maniera decisa il denaro contante e di puntare maggiormente sui bancomat e le carte di credito: si conosce già il possibile limite al di sopra del quale la carta moneta non potrà più essere sfruttata, con il precedente ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, era stato fissato a 2.500 euro, mentre stavolta si potrebbe scendere persino a trecento euro. Il suggerimento è giunto direttamente dallo stesso premier, il quale ricopre anche il ruolo di titolare del dicastero di Via XX Settembre, e che sin da subito si è mostrato propenso a incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, così come avviene anche in altri paesi.

In questa maniera, la moneta stessa verrebbe ad essere dematerializzata con regole ben precise: anzitutto, si sta pensando di eliminare le tristemente celebri commissioni che vengono pagate quando si usa una carta di credito, ma al contempo queste ultime potrebbero invece aumentare nel caso di un prelievo di denaro contante. La Legge di Stabilità per il 2012 prevede proprio tale sistema a commissioni zero, anche se per il momento si tratta di una misura riferita esclusivamente ai distributori di carburante (il valore che è stato scelto è pari a cento euro). Il problema del nostro paese è che il denaro cash vanta ancora troppi “estimatori” per essere stroncato del tutto, tanto che gli italiani sono i cittadini che usano più moneta contante e meno elettronica, dunque bisogna intervenire anche dal punto di vista culturale.

Una stretta su tale utilizzo dovrebbe anche avere degli effetti benefici per l’economia nazionale: secondo l’Abi, infatti, si tratterebbe di un provvedimento molto utile per far emergere un nero pari a ben quaranta miliardi di euro. Infine, il governo è pronto anche a inserire una nuova casella nella denuncia dei redditi, in modo da distinguere tra patrimonio cash e titoli.

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