Autostrade per biciclette, un miliardo di investimenti in Norvegia

di Sandro Argenti Commenta

Oslo investirà durante i prossimi anni 8 miliardi di corone per costruire una ragnatela di larghissime piste ciclabili a due corsie che faranno da collegamento tra i centri di nove città e i paesi dell'hinterland.

La Norvegia punta molto sulle due ruote lanciando le autostrade per biciclette. Un caso unico al mondo.

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Oslo investirà durante i prossimi anni 8 miliardi di corone per costruire una ragnatela di larghissime piste ciclabili a due corsie che faranno da collegamento tra i centri di nove città e i paesi dell’hinterland.

Gli scopi dell’investimento sono due: garantire la massima sicurezza ai pendolari che vogliono recarsi a lavorare su due ruote ma anche consentir loro di farlo nel modo più rapido possibile. L’idea – compatibilmente con il tono muscolare degli utenti – è quella di progettare percorsi dove chi viaggia in corsia di sorpasso possa pedalare a medie vicine ai 40 chilometri l’ora arrivando a destinazione senza fermarsi ai semafori (dove possibile) e senza dover condividere la strada con i mezzi a quattroruote.

Gli scettici, meteo alla mano, hanno già espresso le loro preoccupazioni:

Ha senso spendere tanti soldi in un paese dove nevica molto, i dislivelli sono spesso da tappone alpino del Giro e la giornata in inverno dura poche ore?

Il governo ha rispedito le critiche al mittente. Come si puliscono le autostrade in caso di nevicate per le auto, così si può fare con le super-ciclabili, che come ovvio saranno anche illuminate (l’energia, in una Norvegia piena di petrolio, non è un problema).

Non solo. La tecnica dei produttori di bici ha fatto enormi passi in avanti: ci sono ruote chiodate, sistemi di pedalata agevolata che aiutano sui dislivelli, capi d’abbigliamento da spedizione artica, più – in un futuro non troppo lontano – il previsto boom di mezzi elettrici. Morale: in città come la canadese Edmonton e la finlandese Oulu, non proprio paradisi tropicali, i pendolari a due ruote non mollano il loro velocipede nemmeno d’inverno. “La ricetta è semplice: basta curare bene le strade e il gioco è fatto – spiega Timo Perala, organizzatore del Congresso per il ciclismo invernale -. Il numero di ciclisti che appende la bici al chiodo nella brutta stagione a Oulu, per esempio, è minimo anche se nevica 100 giorni l’anno e la temperatura scende spesso a meno 20”. E chi lo fa, giustica l’abbandono con “la mancata manutenzione e la scarsa sicurezza di alcuni tratti”, assolvendo situazione atmosferica e freddo.