Italia, Padoan e Visco intravedono crescita

di Redazione Commenta

L'effetto QE comincia a farsi sentire, ma non è l'unica ragione dei segnali positivi economici di questi giorni.

Sono positivi i segnali di ottimismo offerti dall’economia italiana durante gli ultimi giorni, anche in virtù dell’intervento della Banca centrale europea.

E così, mentre gli operatori mostrano ottimismo anche per quanto concerne la ripresa delle assunzioni, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il titolare delle Finanze, Pier Carlo Padoan, hanno dipinto un quadro di rinnovata positività:

C’è un ottimismo nuovo che non c’era fino a poche settimane fa; è scoppiato con il Quantitative easing della Bce. I mille miliardi di acquisti di titoli sul mercato che abbassano il rendimento dei titoli di Stato sono molto utili. Ma non tutto si spiega con le mosse di Draghi: in realtà c’è qualcosa di più profondo sul piano qualitativo gli indicatori sono tutti favorevoli. E poi ci sono le aspettative, gli animal spirits, c’è tanta fiducia. Non bisogna però cedere ai facili entusiasmi: citando il dato sulla produzione industriale di gennaio, negativa, guardiamoci dall’eccesso di ottimismo: ci vuole consapevolezza e capacità di distinguere tra le diverse situazioni. Siamo reduci da una crisi profonda, finanziaria, e dei debiti sovrani in Europa. Noi abbiamo sicuramente negli ultimi tempi un rischio grave di stagnazione e caduta dei prezzi, che possiamo definire rischio di deflazione.

In ogni caso, secondo Visco è necessario cogliere le opportunità, e questo è il momento giusto.

Per quanto riguarda il problema della Grecia a parlare è invece Pier Carlo Padoan, il ministro dell’Economia. Padoan ha rammentato che l’opportunità macro data dalla congiuntura e dal calo dei tassi d’interesse “è molto ampia e bisogna approfittarne per accelerare le riforme. Per questo all’esecutivo non si rallenta: Quello che non si respira nel Governo è un clima di rilassamento, ha garantito. In linea con Viso quando ha aggiunto: Due cose non bisogna fare: peccare di eccesso di ottimismo e non cogliere gli incentivi a fare le riforme.