Intesa SanPaolo e Ubi, cosa accadrà ai dipendenti

di Valentina Cervelli Commenta

Parte ufficialmente la procedura sindacale che darà modo ad Intesa
Sanpaolo di distribuire il personale come risultato della cessione di alcuni sportelli di Ubi Banca e Bper.

Organizzare personale con attenzione tra assunzioni e pensionamenti

La riorganizzazione del personale degli istituti sopracitati era uno dei punti chiave dell’accordo di acquisizione della banca bergamasca da parte di Intesa ed è importante sottolineare che a essere “colpiti” dal cambiamento saranno tutte le figure professionali delle varie filiali. Diverse indiscrezioni stampa sottolineano che i dipendenti di Ubi Banca che resteranno in Intesa Sanpaolo, tanto quelli che diverranno parte del circuito di Bper riceveranno un invito per un incontro digitale che si svolgerà nel corso della prossima settimana.

Dopodiché saranno programmati dei colloqui individuali con le strutture di rappresentanza. Questa procedura dovrebbe concludersi intorno al mese di febbraio, giungendo ad aprile al perfezionamento della cessione del ramo d’azienda di Ubi Banca da parte di Intesa.

Per gestire la transizione in modo adeguato è stato trovato e firmato un accordo integrativo tra le parti al fine di completare quella che sarà la definizione delle filiali e le risorse umane da spostare.

Cosa prevede l’accordo sottoscritto

Cosa si sa al momento? Dall’accordo stabilito tra Intesa Sanpaolo e le firme sindacali sull’integrazione di Ubi Banca nel gruppo, è previsto che le uscite necessarie saranno gestite con pensionamenti e prepensionamenti su base volontaria con scaglionamenti dal 2021 al 2023, procedendo allo stesso modo, entro lo stesso anno, alle assunzioni programmate.

In questo modo si dovrebbero venire a creare le migliori condizioni possibili per una gestione ottimale di quelle che potrebbero essere le potenziali problematiche che potrebbero scaturire nel corso del passaggio dei lavoratori. Uno degli obiettivi dell’accordo é quello di favorire un ricambio generazionale, tenendo conto che le uscite previste sono 5 mila e le assunzioni esattamente la metà, come deciso favorendo la creazione di contratti stabili per i giovani rispetto all’anticipazione del turnover.

Il Fondo di solidarietà pagato da Intesa Sanpaolo, dovrebbe garantire circa tre anni di prepensionamento a chi vorrà beneficiarne, al fine di “agevolare un ricambio generazionale senza impatti sociali, continuare ad assicurare un’alternativa ai possibili percorsi di riconversione/riqualificazione professionale e la valorizzazione delle persone del gruppo risultante dall’acquisizione di Ubi perfezionata il 5 agosto“.

E’ stato stabilito dalle parti che la maggior parte delle assunzioni riguarderà le province di insediamento storico di Ubi (Bergamo, Brescia, Cuneo e Pavia) e il Sud Italia. Si è tentato di favorire un ricambio senza scossoni. Ha sottolineato il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina:

L’accordo siglato dopo un negoziato rapido ed efficace, permette di raggiungere un risultato basato, per entrambe le parti, sulla volontà di tutelare l’occupazione, di favorire lo sviluppo professionale delle persone, di rispettarne le aspirazioni. I nuovi ingressi potranno sostenere la crescita del gruppo e le sue nuove attività. Presteremo attenzione particolare al sostegno alle nostre reti territoriali e alle zone svantaggiate del paese.