La fiducia degli investitori verso Obama fa indebolire lo yen nei confronti delle altre valute

Lo yen perde terreno nei confronti dell’euro, dopo gli sforzi intrapresi dal governo giapponese per risollevare la situazione delle banche maggiormente in difficoltà. La valuta asiatica si è inoltre indebolita anche nei confronti del dollaro della Nuova Zelanda e del dollaro australiano: tale evento è stato provocato in particolare dall’atteggiamento degli investitori, i quali hanno mostrato tutta la loro fiducia nei confronti dei piani del presidente eletto statunitense Barack Obama per ricapitalizzare le banche statunitensi, potenziando la domanda per gli assets ad alto rendimento finanziati in yen. Yuji Saito, a capo del settore degli scambi esteri della sede di Tokyo della Societe Generale, seconda banca francese per quanto riguarda il valore di mercato, non si è mostrato molto ottimista:

Le speranze mostrate nei confronti dell’amministrazione Obama stanno favorendo la propensione al rischio. Lo yen verrà dunque venduto.


Andando ad analizzare i dati, si può sottolineare che la valuta giapponese è scesa a quota 121,05 nei confronti dell’euro alla borsa di Londra lo scorso 16 gennaio partendo da quota 120,37 a Wall Street; ora lo yen è sceso fino a 122,17, il livello più basso dell’ultima settimana. Lo stesso andamento negativo si è verificato anche nei confronti del dollaro: la moneta asiatica è stata infatti scambiata a 90,79 contro la valuta statunitense, mentre la scorsa settimana tale quota era pari a 90,72. Di contro, c’è invece da evidenziare la performance dell’MSCI Asia Pacific Index, il quale ha guadagnato per il secondo giorno consecutivo, avanzando di 0,2 punti percentuali.

La volatilità implicita delle opzioni dollaroyen a un mese è invece passata dal 18,92% al 18,44%, indicando in tal modo il declino da parte del rischio di fluttuazioni del tasso di cambio (questo rischio può provocare l’erosione del profitto nei cosiddetti “carry trades“, ovvero le pratiche di prestito in paesi con tassi di interesse più bassi, per cambiare un altro prestito in valuta di paesi con un rendimento degli investimenti maggiore).

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