Irlanda: probabile piano per gli obbligazionisti di Anglo Irish

di Simone Ricci 1

Un tiepido spiraglio comincia a brillare sugli obbligazionisti di Anglo Irish Bank: il ministro delle Finanze irlandesi, Michael Noonan, ha dichiarato espressamente che per questi soggetti dovrebbe essere predisposto a breve un apposito piano governativo che consenta di assorbire e recuperare le perdite subite. Lo stesso Noonan ha anche precisato che l’atteggiamento di Dublino sarà quello di intervenire quanto prima, anche perché le autorità europee si sono invece concentrate su un approccio maggiormente coercitivo.

Non è un caso, infatti, che il titolare del dicastero economico si sia rivolto in maniera piuttosto chiara al presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, sottolineando come il costo dei risparmi potrebbe non giustificare l’impatto potenziale dell’Irlanda sui mercati. La somma dei titoli obbligazionari non garantiti della banca britannica ammontano a oltre tre miliardi di euro; si è parlato anche di una possibile soluzione, vale a dire un sovraccarico fiscale, il quale consentirebbe di ricavare circa cento milioni di euro, ma al momento nessuno se la sente di adottare una misura così impopolare. Anglo Irish, tra l’altro, ha visto il suo rating creditizio declassato lo scorso giugno da Standard & Poor’s: l’attuale valutazione è pari a CCC, soltanto quattro gradini al di sopra del default. Secondo lo stesso Trichet, l’Irlanda farebbe meglio a prendere esempio dalla Grecia e a considerare una nuova tranche di salvataggio.

Noonan la pensa però in un’altra maniera, ritenendo che il coinvolgimento del settore privato ad Atene ha avuto un effetto devastante anche su Spagna e Portogallo, quindi non può essere questa la scelta giusta per incoraggiare i mercati. L’obiettivo irlandese è quello di non penalizzare ulteriormente i contribuenti della nazione nordeuropea; in particolare, l’intenzione è quella di risparmiare più denaro di quanto previsto dai tagli relativi ai tassi di interesse (i cosiddetti pacchetti di stimoli economici), in base soprattutto a quanto stimato in modo preliminare dall’European Financial Stability Mechanism.

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