Madrid si scaglia contro le economie di Grecia e Italia

di Simone Ricci 2

Il “J’accuse” degli anni Duemila deve essere tradotto in spagnolo in quanto proviene direttamente da Madrid: Josè Blanco, portavoce dell’esecutivo iberico, si è infatti scagliato contro il nostro paese e contro la Grecia a causa dei comportamenti assunti dal punto di vista economico. In particolare, Roma e Atene, secondo la visione spagnola, non starebbero rispettando gli obiettivi relativi al risanamento dei conti, provocando in tal modo nuove turbolenze nei mercati. L’intervista di Blanco è stata molto precisa e diretta, il clima europeo, già di per sé non molto promettente, verrebbe peggiorato dal mancato rispetto degli obiettivi da parte di queste stesse nazioni, soprattutto quella ellenica, la quale non è riuscita nemmeno a presentare un adeguato piano di aggiustamento.

Ecco per quale motivo l’instabilità viene continuamente aumentata. Non sono mancati i commenti da parte di esponenti di società e banche. Nello specifico, è intervenuto Franco Bernabè, numero uno di Telecom Italia, il quale ha voluto sottolineare come la situazione attuale sia realmente seria, oltre alla totale assenza di una leadership che dia sicurezza alla penisola. Secondo l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, invece, bisogna tenere ampiamente conto della fragilità politica italiana, nonostante non si rischi il default imminente: qualche speranza viene riposta nell’approvazione della manovra e soprattutto nel taglio della spesa pubblica.

Le accuse degli spagnoli non potevano giungere in un momento peggiore per le borse europee e forse la coincidenza non è stata nemmeno troppo casuale: lo spread tra Bund e Btp ha raggiunto nuovi livelli pericolosi (l’ultima quota toccata è stata pari a 363 punti), con i listini europei e Piazza Affari che hanno concluso la giornata in modo negativo. Infine, è necessario monitorare costantemente il tasso di inflazione dell’eurozona, dato che, secondo le ultime rilevazioni dell’Ocse, a luglio esso è rimasto fermo al 3,1%, a causa degli incrementi dei prezzi dell’energia, dell’alimentare e dei carburanti.

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