La nazionalizzazione delle pensioni non allontana lo spettro della crisi per l’Argentina

Il Senato argentino ha approvato un piano promosso dal presidente Cristina Fernandez de Kirchner volto a nazionalizzare circa 24 miliardi di dollari in pensioni private: questa una mossa del governo viene considerata la via giusta per proteggere in maniera adeguata i risparmi dei pensionati dal crollo dei mercati finanziari. La Camera ha votato la scorsa notte il proprio appoggio al piano, al termine di una sessione “fiume” durata 12 ore. Tale progetto di legge era, tra l’altro, già stato approvato dalla Camera Bassa argentina lo scorso 7 novembre. I fondi verranno trasferiti a un’agenzia statale di garanzia sociale, nello specifico la Anses, che dovrà gestirli ed amministrarli. Il senatore Fabian Rios, appartenente al Partido Justicialista (noto anche come Partito Peronista), è stato molto chiaro durante lo svolgimento del dibattito:

La sicurezza sociale non può dipendere dai rischi del sistema finanziario e dalla speculazione.

Il presidente Fernandez, 55 anni, ha annunciato il suo piano al fine di rilevare i finanziamenti alle dieci pensioni private del paese lo scorso 21 ottobre. C’è da sottolineare che le azioni e i bond dell’Argentina hanno fatto sentire gli effetti della loro caduta sugli investitori a tal punto che le finanze del governo sono sotto una forte pressione e si profila un altro rischio di default, sette anni dopo l’azione intrapresa dalla nazione sudamericana per sospendere i pagamenti relativi ai 95 miliardi di dollari di debito.

La stessa Fernandez ha tenuto a precisare che l’obiettivo del suo piano non è  sicuramente quello di “accumulare del denaro”, così come è stato sostenuto da alcuni leader dei partiti di opposizione, tra cui il candidato presidenziale Elisa Carrio e la senatrice Maria Eugenia Estenssoro. Il rischio di default rimane alto per l’Argentina, nonostante siano stati apportati nuovi fondi grazie alla nazionalizzazione delle pensioni, così come ha anche tenuto a precisare l’economista Pablo Morra in un’intervista.

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