Pagamenti con microchip sottopelle: funzionerà?

di Valentina Cervelli Commenta

Pagamenti con lo smartphone e carte contactless sono metodi quasi preistorici davanti a ciò che si sta sperimentando negli Stati Uniti in questo momento: il pagamento attraverso un chip sottopelle che consenta di eseguire la transazione con il solo passaggio della mano.

Un’idea quasi fantascientifica che suona molto come un metodo per tenere sotto controllo le persone: eppure sono già 50 i dipendenti dell’azienda americana Three Square Market, specializzata nella realizzazione di break room aziendali, che hanno deciso di sottoporsi a questo particolare esperimento sotto richiesta della propria società. Questi dipendenti potranno non solo eseguire dei pagamenti semplicemente muovendo la mano davanti agli giusti strumenti ma potranno anche utilizzare questo microchip come badge. Un simile esperimento era stato fatto in Belgio qualche tempo fa su 8 dipendenti dell’aziend Newfusion,i quali avevano deciso di optare per il chip al posto del badge ed ancora da parte della società svedese Epicenter.

E sebbene in qualche modo possa essere comprensibile un tale approccio per sostituire il badge, l’azienda americana è la prima che ha puntato a questo strumento come modalità di pagamento. Il chip, grande quanto un chicco di riso, viene infilato tra il pollice e l’indice. Attenzione: a quanto pare non vi sarebbero problemi di privacy perché la tecnologia non comprende un GPS integrato. Potrà davvero trovare un futuro questa tipologia di pagamento e cambiare totalmente, ancora una volta, la faccia della nostra economia? La risposta potranno darcela solo i 50 dipendenti sopra citati e la naturale progressione della tecnologia all’interno del settore economico mondiale.