Aziende protestate in Italia a livelli record nel 2012

La crisi economica morde consumi e redditi delle famiglie ma allo stesso tempo soffoca le aziende, che devono fare i conti con una pericolosa stretta del credito in particolare nel settore manifatturiero e della chimica-farmaceutica. Gli ultimi dati forniti da Cerved Group evidenziano che la recessione e il credit crunch stanno facendo inceppare anche i fondamentali meccanismi del sistema dei pagamenti. L’Azienda Italia deve fare i conti con tempi di pagamento che si dilatano sempre di più, imprese ritardatarie via via più numerose e aziende protestate a livelli record.

L’analisi più interessante per capire lo stato di salute dell’Azienda Italia arriva dal monitoraggio sui tempi di pagamento delle imprese. La carenza di liquidità emerge subito, considerando che la quota delle imprese ritardatarie è salita al 7,1%. Stiamo parlando di livelli più o meno in linea con quelli della recessione del 2009. Nei pagamenti stiamo assistendo a una vera e propria polarizzazione dei comportamenti. Da un lato ci sono numerose aziende che saldano le fatture anche dopo due mesi, dall’altro aziende che onorano i pagamenti entro i termini prestabiliti.

QUASI 7 MILIONI DI PERSONE SONO IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE

Il risultato netto è però negativo. La riduzione dei tempi concordati tra clienti e fornitori a 63,7 giorni è stata compensata sul finire dello scorso anno dall’incremento dei ritardi nei pagamenti, che ora hanno raggiunto 21,5 giorni (quasi tre giorni in più). Secondo i dati Cerved, l’industria è diventata complessivamente più virtuosa, ma ci sono settori che soffrono molto più degli altri. In particolare troviamo il largo consumo, mezzi di trasporto e sistema moda, dove si sfiora una quota di ritardatari del 7% circa rispetto a una media del 5,8%.

REDDITI INSUFFICIENTI PER 2 FAMIGLIE SU 3

Le differenze si accentuano se si confrontano i dati su base geografica. Al Nord Est e al Nord Ovest la quota delle imprese con gravi ritardi nei pagamenti è sotto al 6%, ma al Sud si arriva quasi all’11%. Nell’ultimo trimestre del 2012 il numero di imprese protestate è salito del 16% a 22mila unità. Complessivamente nel 2012 il numero delle aziende protestate è di 47mila unità. Si tratta di un record negativo. Il settore delle costruzioni è quello che presenta il maggior numero di società protestate.

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