Pensioni, approvato il nuovo decreto

di Sandro Argenti Commenta

L'annuncio di Renzi. Ecco cosa cambia.

Successivamente alla sentenza della Consulta sul mancato adeguamento dei trattamenti previdenziali al costo della vita, deciso dall’esecutivo Monti con il decreto Salva Italia per il biennio 2012-2013, il Governo ha approvato il decreto relativo al nodo pensioni.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Premier Matteo Renzi, che in conferenza stampa ha spiegato che “si tratta di 2 miliardi e 180 milioni, che verranno ricevuti da 3,7 milioni di pensionati il 1° agosto”. La copertura arriverà in larga parte dall’uso del ‘tesoretto’ contenuto nel Def: risorse aggiuntive determinate dallo scarto tra deficit programmatico (2,6 per cento) e tendenziale (2,5 per cento del Pil).

Come da attese, si tratta di una forma di “bonus” una tantum. La platea definita dall’esecutivo esclude “circa 650mila pensionati” di quelli che teoricamente potevano accedere al rimborso, in particolare “quelli sopra i 3mila e 200 euro lordi di pensione” al mese. Per il presidente del Consiglio, il decreto è “un segnale alle istituzioni e ai mercati internazionali che non c’è nessuna tensione preelettorale che ci fa essere timidi rispetto alla realtà”. Renzi, in tema di pensioni, ha annunciato altre novità in arrivo con la legge di Stabilità: “Le normative del passato sono intervenute in modo troppo rigido”, ha detto, anticipando una maggiore flessibilità in uscita e “dare un pò più di spazio” a chi vuole andare in pensione prima rinunciando a parte dell’assegno.

Quanto al meccanismo di rimborso e indicizzazione, si conferma l’impianto a scalare con il crescere del reddito pensionistico. In particolare, ha spiegato ancora Renzi, il bonus ‘una tantum’ sarà di 750 euro per i pensionati con assegni da 1.700 euro lordi, di 450 euro per quelli da 2.200 euro, infine di 278 euro per quelli da 2.700 euro. Le stesse fasce sono poi oggetto di una re-indicizzazione dal 2016, anche in questo caso con livelli differenziati. Al rimborso, cioè, si sommano incrementi permanenti degli assegni, che a questo punto vengono rivalutati in base al costo della vita.