Fine QE, quali sono i rischi reali per l’Italia?

di Valentina Cervelli Commenta

La fine del quantitative easing cambierà diverse cose per l’Italia e gli altri Stati membri, soprattutto dal punto di vista economico. Cosa rischia davvero il nostro paese con il cambio del quadro generale avvenuto rispetto a qualche mese fa? Sarà traumatico o graduale?


Va sottolineato: la BCE ha pensato ad un percorso graduale di abbandono: per quanto l’acquisto di titoli di Stato ed obbligazioni finirà il prossimo gennaio, in pratica grazie al rinnovo dei Btp che vanno a scadenza, la Banca Centrale Europea di fatto acquisterà titoli italiani per diversi anni ancora. Senza contare che Mario Draghi e l’istituto si sono riservati la possibilità di riattivare il programma in caso ve ne sia il bisogno.

Per evitare danni all’economia italiana sarebbe necessario mantenere lo spread il più basso possibile dato che la stessa fine del quantitative easing rende più facile l’aumento dei tassi di interesse. I costi aggiuntivi per lo Stato e di conseguenza per i cittadini diverrebbe troppo alto.

Insomma, per quanto la Banca Centrale Europea ce l’abbia messa tutta per proteggere gli Stati nembri, la fine del QE può essere comparata all’uscita di scena di un grande compratore di titoli di Stato: questo significa che l’effetto “calmante” su rendimento e spread non vi sarà più come un tempo e che il metro di giudizio di acquisto di btp e bond tornerà ad essere semplicemente quello dell’affidabilità. In caso l’Italia venisse percepita come rischiosa, i suoi rendimenti dovranno salire per apparire appetibile agli investitori. E lo si è visto in questi mesi di incertezza politica quel che è successo: rendimenti in salita e spread sulla stessa linea.