Banche venete, il salvataggio passa attraverso una bad bank?

di Valentina Cervelli Commenta

Banche venete, il salvataggio passa attraverso una bad bank? E’ questo lo schema che si starebbe studiando al Ministero del Tesoro per riuscire a salvare i due istituti di credito, a prescindere dalla messa in atto di un aiuto da parte delle principali banche italiane.


Si tratta di un’operazione che verrebbe a costare al Governo tra i 5 ed i 6 miliardi e che porterebbe alla nascita di una nuova banca, un istituto che verrà messo in vendita al prezzo simbolico di un euro per gettare le basi di una ripresa accettabile sia dal punto di vista delle regole della Comunità Europea sia dal punto di vista delle casse dello Stato che in qualche modo dovrebbero riuscire a rivedere l’investimento iniziale fatto.

Questo tipo di azione è lo stesso che in passato ha portato il salvataggio di diversi istituti bancari come Etruria, Chieri, Marche e Ferrara. Ovviamente il Governo fornirebbe il denaro attraverso una soluzione ad hoc studiata in modo tale da non risultare fallace a livello comunitario nè pesante per le tasche degli italiani. Nonostante vi sia ottimismo, anche per l’eventuale scesa in campo di Intesa e di fondi formati da altre banche italiane, è impossibile non tenere da conto il rischio di un eventuale burden sharing che andrebbe a colpire azionisti e creditori non privilegiati. Innescando in questo modo un meccanismo che porterebbe comunque ad un rimborso dei risparmiatori in un momento nel quale l’Istituto non potrebbe permetterselo.Ecco quindi che, pur essendo sul tavolo molte soluzioni allo studio, è ancora difficile comprendere come realmente si evolverà la situazione.