Yuan svalutato, si rischia la guerra commerciale tra Usa e Cina

di Simone Ricci 1

Il Senato americano ha fatto passare una legge volta a punire la Cina e le sue svalutazioni monetarie: l’ex Impero Celeste sta mantenendo da tempo la propria valuta, lo yuan, a livelli molto bassi, un atteggiamento che ha indispettito in diverse occasioni gli Stati Uniti, preoccupati per gli effetti negativi che queste misure potrebbero provocare al commercio mondiale. Il testo normativo in questione è stato approvato con 65 voti favorevoli e 35 contrari e dovrebbe consentire alle compagnie a stelle e strisce di imporre alcuni dazi, in modo da compensare questi squilibri valutari. Lo speaker della Camera, John Boehner, ha però bollato il provvedimento come “estremamente pericoloso”, dunque vi sarà battaglia prima che questa possa diventare una vera e propria legge.

Ovviamente le proteste del governo di Pechino non sono mancate e la situazione si mantiene dunque molto nervosa. I mancati guadagni dello yuan nei confronti delle altre valute internazionali, ma soprattutto del dollaro, ha impedito una inversione di rotta nella domanda verso i mercati emergenti; la moneta cinese si è apprezzata in un anno di appena dieci punti percentuali, un ritmo definito troppo lento dal segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner. Resta il fatto, però, che le prime due economie mondiali devono collaborare ed essere più unite in questo momento, altrimenti si rischiano delle divisioni che possono peggiorare un quadro già critico. Qualcuno sta già parlando di una probabile “guerra commerciale”, anche perché le dichiarazioni dell’esecutivo asiatico e della banca centrale non sono certo rassicuranti da questo punto di vista.

In effetti, il ministero cinese degli esteri ha fatto sapere che questa legge rappresenta una vera e propria violazione delle regole imposte dal Wto (l’organizzazione mondiale del commercio) e che non servirà per risolvere i problemi dell’economia e dell’occupazione. Intanto, lo yuan ha ceduto 0,17 punti percentuali nei confronti della moneta verde nel corso delle ultime contrattazioni presso la Borsa di Shanghai.

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