Cina vuole raddoppiare il pil entro il 2020

La Cina sta attraversando una fase di transizione storica fondamentale per il suo futuro, dopo un decennio costante di crescita a ritmi spettacolari che hanno portato il Dragone a diventare la seconda potenza economica mondiale alle spalle degli Stati Uniti. Ora è iniziato il 18-esimo Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc), il più grande e potente del mondo. Saranno nominati i leader dei prossimi dieci anni. Il presidente uscente Hu Jintao lascerà il posto a Xi Jinping, che darà il via a un nuovo modello di crescita.

Come funzionano i Dim Sum Bond

I Dim Sum Bond sono obbligazioni emesse in valuta cinese da aziende non cinesi e rivolte ad investitori che dispongono di yuan (renminbi) fuori dalla Cina. Le aziende europee possono emettere questa tipologia di bond, ma devono rispettare alcune criticità tecniche come la non convertibilità dello yuan – che limita parzialmente l’appeal per queste emissioni – e i possibili ostacoli fiscali legati al paese di provenienza degli investitori. Tuttavia, la richiesta per questi bond è in continuo aumento. Nel 2011 le emissioni sono balzate a 18 miliardi di dollari dai 6 miliardi del 2010.

Cina taglia i tassi per rilanciare l’economia

Ieri è stata la giornata delle banche centrali. Prima è stata la volta della Bank of England, che ha mantenuto i tassi fermi allo 0,5% (ma ha aumentato il piano di quantitative easing di 50 miliardi di pound), poi la BCE ha tagliato i tassi allo 0,75% e infine anche la Cina si è inserita nel novero delle central banks che hanno tagliato il costo del denaro. In realtà, la People’s Bank of China (PBOC) ha annunciato la riduzione dei tassi di interesse un’ora prima della pubblicazione dei tassi da parte dell’Eurotower.

Emissione bond in yuan verso record 2012

Le obbligazioni denominate in yuan cinesi continuano a riscuotere grande interesse tra gli investitori. A Hong Kong è boom per le “dim sum bond”, cioè le obbligazioni che Pechino ha intenzione di collocare sulla piazza finanziaria di Hong Kong, direttamente o attraverso istituzioni controllate. Secondo indiscrezioni provenienti dalla stampa locale, sarebbe al vaglio l’idea di emettere un bond celebrativo del 15-esimo anniversario della riunificazione della città-stato di Hong Kong alla Cina, avvenuta il 1 luglio 1997. Inoltre la Cina ha intenzione di allungare la curva dei rendimenti, in quanto finora le scadenze non superano quasi mai i dieci anni.

Cina può acquistare bond USA senza passare per Wall Street

Il Tesoro USA permetterà alla Cina di acquistare i Treasury Bond americani senza passare necessariamente per Wall Street. Washington ha deciso di offrire un trattamento “vip” al suo principale creditore ed è la prima volta che attiva una relazione informatica diretta con un governo straniero. Anche se non annunciata pubblicamente, sembra che questa prassi sia già in vigore dalla scorsa estate. Pechino può così piazzare i suoi ordini di acquisto senza passare per l’intermediazione finanziaria delle banche di Wall Street per partecipare alle aste del Tesoro USA. Tuttavia, per vendere sarà però necessario ricorrere ancora ai primary dealers.

Investimento cinese per Brembo

Brembo ha lanciato un nuovo maxi investimento internazionale da 70 milioni di euro: a beneficiare dell’impiego della società guidata da Alberto Bombassei – recentemente uscito sconfitto nella corsa per occupare la poltrona più prestigiosa di Confindustria – è un impianto industriale che sorge nei pressi di Nanchino, in Cina, e che servirà alla compagnia per occupare una posizione di maggior rilievo nel mercato del Paese asiatico.

Come peraltro confermato da Bombassei (sebbene la motivazione fosse abbastanza comprensibile) la ragione sottostante alla scelta di compiere questo nuovo, imponente passo in avanti nei confronti del mercato cinese è duplice: da una parte riunire le linee produttive in un’unica grande fabbrica, nella quale le sinergie operative potranno esser poste in opportuna luce; dall’altra parte, poter gestire da vicino i rapporti con le principali società automobilistiche clienti, che proprio in Cina hanno delocalizzato parte dei propri impianti.

Per la Cina prevista una crescita economica dell’8%

La Cina è in grado di mantenere la propria crescita economica a un tasso dell’8% o addirittura uno superiore nel corso di quest’anno: tutto ciò potrebbe avvenire a discapito della grave turbolenza internazionale, dato che i consumi interni dell’ex Impero Celeste potrebbero aumentare in maniera molto rapida. In aggiunta, Pechino dovrebbe aprire in maniera più ampia i propri mercati, senza dimenticare la globalizzazione della valuta, lo yuan, fortemente criticato dagli Stati Uniti per le recenti politiche di intervento. La seconda economia mondiale è dunque pronta a viaggiare su binari piuttosto rapidi, tanto che una conferma è giunta persino da Li Yang, numero due della Chinese Academy of Social Sciences, il quale ha messo in luce in un rapporto le possibili performance dei consumi del paese asiatico.

Riserve valutarie straniere della Cina in calo

Le riserve di valuta straniera in Cina, che come molti sapranno sono le più ingenti al mondo, sono in diminuzione, nello specifico si sono ridotte nel quarto trimestre del 2011, secondo quanto dichiarato dalla Banca centrale del Paese. Una diminuzione non si aveva dalla crisi finanziaria asiatica del 1998. La Banca centrale cinese accumula tali riserve perché la maggior parte degli esportatori devono depositare i loro ricavi in valuta presso l’istituto che in cambio, fornisce liquidità in yuan all’economia, oltre a comprare titoli di Stato degli Stati Uniti o di altri Paesi.

Bmw e Audi alla conquista del mercato automobilistico cinese

La Cina si appresta a diventare il secondo maggior mercato mondiale per quel che concerne le auto di lusso: il sorpasso ai danni della Germania (la leadership spetta ancora agli Stati Uniti) dovrebbe avvenire entro la fine di questo 2011, grazie soprattutto all’ottima domanda per due brand, Bmw e Audi. In effetti, il numero di vetture lussuose vendute nell’ex Impero Celeste quest’anno potrebbe addirittura salire del 39%, attestandosi a quota 939mila unità; al contrario, le vetture tedesche si fermeranno a 914mila unità, come confermato da diversi analisti ed economisti. Inoltre, le vendite nello stato asiatico sono destinate a crescere anche nel corso del 2012 (+16%), ben quattro volte al di sopra dei ritmi della Germania.

Inflazione cinese in calo dopo oltre un anno

L’alta e cronica inflazione cinese sembra finalmente aver trovato un punto di frenata: in effetti, l’indice dei prezzi al consumo della seconda economia mondiale è sceso fino a un inatteso 4,2% a novembre, consentendo quindi a Pechino di favorire il credito e sostenere in maniera adeguata la crescita economica. Secondo il National Bureau of Statistics, sono stati soprattutto i prezzi alimentari a trainare questo ribasso, il quale non veniva registrato da almeno un anno (a ottobre si veleggiava ancora oltre i cinque punti percentuali). Le autorità cinesi saranno quindi incoraggiate da questo dato così promettente, cercando di introdurre maggiore flessibilità nel sistema interno e irrobustendo lo stesso per differenziarlo da quello disastrato dell’eurozona.

Yahoo! Alibaba, un’offerta dalla Cina

I cinesi alla conquista del mondo: sembra che il Paese giallo non solo salverà l’Europa (l’ipotesi é abbastanza lontana, ma la proposta di acquistare titoli europei c’è stata e rimane valida), ma si appresterà anche a fare da ancora di salvataggio ad aziende che erano, almeno finora, ritenute dei colossi. Diverse aziende hanno preso di mira una possibile acquisizione di Yahoo: dopo Microsoft sono arrivate le proposte della cinese Alibaba e la giapponese Softbank. Inizialmente il management di Yahoo! aveva pensato alla vendita dell’azienda ma sembra che la soluzione definitiva sia una cessione minoritaria.

Rating banche cinesi trionfa su quelle americane

I rating di Bank of China Limited e China Construction Bank Corporation sono stati incrementati da Standard & Poor’s: una volta tanto, l’agenzia americana è protagonista di una revisione al rialzo, una scelta che mette in evidenza il miglior stato di salute degli istituti di credito cinesi rispetto a quelli americani, grazie soprattutto alle modifiche apportate dai primi ai criteri societari di base. Nel dettaglio, la valutazione dei due gruppi in questione è passata da A- ad A (siamo sempre nel range della “buona” affidabilità”, ma molto più vicini al giudizio “ottimo”); inoltre, non si può certo dimenticare che il rating di un’altra banca dell’ex Impero Celeste, la Industrial & Commercial Bank of China, è stato mantenuto stabile ad A.

Cina, l’inflazione comincia a rallentare

Il tasso di inflazione fatto registrare dalla Cina a ottobre è stato il più basso in assoluto degli ultimi cinque mesi: questo rallentamento dell’indice dei prezzi al consumo è stato agevolato, in particolare, dai moderati guadagni che sono stati conseguiti dai prezzi alimentari, i quali hanno fornito ai policy makers un nuovo spunto per sostenere la relativa crescita economica. Nel dettaglio, l’inflazione della seconda economia mondiale è cresciuta di 5,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo di un anno fa, come hanno chiaramente messo in mostra le statistiche cinesi. Molti analisti si erano invece sbilanciati con un valore decisamente più alto (6,1%), mentre anche i prezzi della produzione hanno subito dei ricavi inferiori alle attese.