Saab venduta ai cinesi per 100 mln

La casa svedese in crisi finanziaria é stata venduta per 100 milioni di euro. Un prezzo scontato si potrebbe dire, che é subito risultato appetibile per i cinesi: una nota della Swedish Automobile ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per la cessione alle società Pang Da e Youngman del 100% delle azioni di Saab Automobile AB e di Saab Great Britain a fronte di un corrispettivo di 100 milioni di euro. L’accordo finale è subordinato, tra le altre cose, all’approvazione delle autorità competenti, mentre il corrispettivo di 100 milioni sarà pagato in rate nei periodi e nelle somme ancora da stabilire. L’accordo quindi attende di essere perfezionato: saranno interpellati gli azionisti della Swedish Autmobile e le autorità di Pechino che dovranno approvare l’acquisizione da parte di Pang Da e Youngman. Per la Saab, che per 20 anni fino al 2010, è stata controllata dalla General Motors inizia una nuova era.

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Cina, output in crescita dopo oltre quattro mesi

Le manifatture cinesi potrebbero espandersi in questo mese di ottobre per la prima volta dopo ben quattro mesi di attesa: la lunga contrazione a cui si sta assistendo è una delle più durature dal 2009, ma i nuovi ordinativi e l’output di quest’ultimo periodo inducono sicuramente all’ottimismo. In particolare, se si osservano con attenzione le stime fornite da Hsbc e dagli indici di mercato, ci si accorge che dati simili non venivano registrati da almeno cinque mesi e che sono molto più positivi rispetto a quanto rilevato ad agosto e settembre.

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Quando é la Cina a salvare l’euro

Sicuramente agli asiatici non conviene che il valore dell’euro scenda. Il Vecchio Continente é un cliente affezionatissimo dei prodotti Made in China, trovare qualosa che sia stata prodotta dagli italiani é divenuto difficile quasi come cercare un ago nel pagliaio e i Made in Taiwan, Brasile, Turchia, si sprecano in ogni dove. Soprattutto i Made in China: acquistare dalla PRC conviene, con l’altissimo valore dell’euro e al cambio con lo yuan, un frigorifero può costare meno di 80 euro, un chinafonino di ultima generazione meno di 60 euro. Magie del cambio: paradossalmente, per chi é alla ricerca di risparmio (non parliamo di qualità perchè sarebbe necessario un post a parte) conviene comprare dalla Cina, comprese le spese di spedizione, si paga molto meno che comprando in Italia.

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Yuan svalutato, si rischia la guerra commerciale tra Usa e Cina

Il Senato americano ha fatto passare una legge volta a punire la Cina e le sue svalutazioni monetarie: l’ex Impero Celeste sta mantenendo da tempo la propria valuta, lo yuan, a livelli molto bassi, un atteggiamento che ha indispettito in diverse occasioni gli Stati Uniti, preoccupati per gli effetti negativi che queste misure potrebbero provocare al commercio mondiale. Il testo normativo in questione è stato approvato con 65 voti favorevoli e 35 contrari e dovrebbe consentire alle compagnie a stelle e strisce di imporre alcuni dazi, in modo da compensare questi squilibri valutari. Lo speaker della Camera, John Boehner, ha però bollato il provvedimento come “estremamente pericoloso”, dunque vi sarà battaglia prima che questa possa diventare una vera e propria legge.

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L’irresistibile ascesa dei miliardari cinesi

Paperon de’ Paperoni, uno dei personaggi disneyani più famosi in assoluto, avrebbe il suo bel daffare nel far prevalere il proprio patrimonio contro la ricchezza imperante dei cinesi: i miliardari più proficui di questi tempi appartengono infatti all’ex Impero Celeste, così come si può facilmente rilevare dalla lettura di una delle ultime classifiche, quella stilata da Hurun. La crisi economica è globale e interessa tutte le nazioni senza esclusioni, eppure la seconda economia mondiale riesce a dar vita a situazioni di questo tipo, con soggetti che sono capaci di accumulare ricchezze senza freno. Entrando maggiormente nel dettaglio, c’è da dire che la ricerca in questione ha messo in luce un dato molto chiaro: i miliardari cinesi sono aumentati di numero, passando da 189 a 271 unità, un incremento davvero impressionante se si tiene conto che è avvenuto in un solo anno.

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Lo yuan sarà convertibile a partire dal 2015

I dirigenti cinesi sono stati molto espliciti nel rivolgersi all’Unione Europea: lo yuan, valuta ufficiale dell’ex Impero Celeste, raggiungerà lo status di piena convertibilità entro il 2015, così come ha riferito Davide Cucino, presidente della Camera di Commercio comunitaria in Cina. Quattro anni di intensi lavori e trattative sono dunque alle porte, anche se non è ben chiaro quale dipartimento sia coinvolto in tal senso e si sia pronunciato con questa chiarezza. Molto probabilmente, sono sempre parole di Cucino, il processo a tappe verrà indicato in un meeting che si terrà nel corso delle prossime settimane. Una scansione temporale simile potrebbe aiutare Pechino a contrastare in maniera più efficace le critiche che le piovono in merito al commercio globale e agli artifizi che vengono attualmente utilizzati per mantenere lo yuan svalutato.

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Vola l’imprenditoria cinese, in 8 anni +150%

L’ultimo rapporto della Cgia di Mestre è stato piuttosto chiaro ed eloquente: la crisi viene vissuta e avvertita un po’ da tutti, tranne che dai cinesi. Il riferimento va agli imprenditori di questa nazionalità, i quali anzi stanno vivendo un periodo davvero favorevole. Come si spiega questa differenza? Anzitutto, bisogna precisare che alla fine del 2010 erano presenti nel nostro territorio ben 54mila aziende dell’ex Impero Celeste: in pratica, le unità sono aumentate di ben 8,5 punti percentuali rispetto a un anno prima, un dato sensazionale, soprattutto se si pensa che le imprese italiane sono diminuite dello 0,4% nello stesso periodo. Inoltre, i nove anni compresi tra il 2002 e lo stesso 2010 sono stati davvero forieri di successi per le aziende gestite da imprenditori cinesi, visto che la presenza in questione è incrementata del 150,7%. Inoltre, la diffusione geografica è stata ben precisa.

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Cina, il surplus commerciale supera i 31 miliardi di dollari

L’economia americana è in netta difficoltà, come se la passa invece la Cina? Il surplus commerciale dell’ex Impero Celeste era pari a 31,5 miliardi di dollari lo scorso mese di luglio, il livello più alto degli ultimi due anni, grazie soprattutto alla crescita record delle esportazioni: queste ultime sono infatti aumentate di oltre venti punti percentuali, mentre l’import è riuscito a registrare un incremento molto vicino al 23%. Non bisogna dimenticare che si tratta della principale nazione al mondo per quel che concerne l’export, ma rimane sempre il timore che la debole domanda da parte di Europa, Stati Uniti e Giappone possa influenzare questo dato.

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Rating debito USA: la Cina chiede garanzie

Negli Stati Uniti l’Amministrazione presieduta da Barack Obama è ufficialmente passata alla storia, negativamente però. Questo dopo che, per la prima volta nella loro storia, l’America non è più il Paese più affidabile al mondo; Standard and Poor’s ha infatti abbassato sabato scorso il rating sul debito degli Stati Uniti da “AAA” ad “AA+”.

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La crescita di Nissan passa soprattutto dalla Cina

Nissan, gruppo automobilistico che fa capo direttamente alla francese Renault, sta guardando con sempre maggiore interesse al mercato cinese: l’intento è quello di crescere nel territorio dell’ex Impero Celeste ed in effetti sono già pronti 5,4 miliardi di euro a tal proposito. Le previsioni più attendibili parlano di una vendita di ben 2,3 milioni di autovetture da qui ai prossimi quattro anni. La compagnia nipponica è comunque già presente nella vasta nazione asiatica, tanto che è stata posta in essere da tempo una proficua partnership con Dongfeng, ma stavolta si punta molto più in alto.

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Cina: tassi interesse sempre più in alto

In Cina la politica monetaria è sempre più rigida o, se volete, restrittiva. Tutto è iniziato nello scorso autunno e con l’inflazione che aumenta, anzi galoppa, la Bank of China ha dovuto nuovamente aumentare il costo del denaro, per la quinta volta in pochi mesi. E così i tassi sui depositi in Cina hanno raggiunto il livello del 3,50%, mentre quelli sui prestiti bancari hanno sfondato la soglia del 6,50%.

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La Cina apre alle investigazioni della Sec

La Securities and Exchange Commission, la Consob americana, e i dirigenti cinesi potrebbero incontrarsi nel corso della prossima settimana per discutere in merito a questioni finanziarie molto delicate: in effetti, il governo di Pechino è pronto a fornire il proprio assenso alle investigazioni della commissione stessa sulle compagnie che operano nell’ex Impero Celeste. Si tratterebbe di una svolta storica e fondamentale da questo punto di vista. Nel dettaglio, è prevista una approfondita condivisione di informazioni pratiche e tecniche riguardo ispezioni, audit aziendali e supervisioni, con l’obiettivo di rendere più trasparente anche l’operato delle società cinesi.

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L’inflazione cinese mostra i pericoli delle pause sui tassi

Le pressioni inflazionistiche che attualmente stanno coinvolgendo la Cina non sono ancora state contenute, nemmeno dai quattro aumenti dei tassi di interesse relativi agli ultimi nove mesi: questo vuol dire che esiste un rischio molto serio, vale a dire quello di una qualsiasi pausa in termini di politica espansiva, la quale può provocare forti danni ai vari sistemi. La banca centrale dell’ex Impero Celeste ha incrementato ulteriormente gli interessi, ma l’andamento dei prezzi al consumo veleggia su un poco rassicurante +5,5%, il livello più alto in assoluto dal 2008.

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