Fabrizio Palenzona scelto per il dopo Ponzellini a Impregilo

L’addio di Massimo Ponzellini è ancora fresco, ma Impregilo doveva forzatamente voltare pagina: ed ecco che al vertice dell’impresa del settore delle costruzioni è salito Fabrizio Palenzona. Alcune anticipazioni già si conoscevano da tempo, tanto più che poi sono state confermate da Beniamino Gavio, uno dei consiglieri più importanti della società in questione, nonché primo azionista con una quota di capitale pari al 29,96%. Mancano pochi dettagli per perfezionare l’insediamento del nuovo presidente, una mossa che cerca anche di allontanare il nome di Ponzellini dalle attività aziendali, visto che le dimissioni dell’ex numero uno si riferiscono a fatti relativi all’esperienza nella Banca Popolare di Milano.

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Ermenegildo Zegna illustra la prima trimestrale del 2012

Il nome di Ermenegildo Zegna suggerisce immediatamente una delle principali aziende manifatturiere del nostro paese per quel che concerne il settore della moda: ebbene, la società milanese ha appena reso noti i dati relativi al 2011, mettendo in luce un fatturato addirittura superiore a un miliardo di euro (per la precisione questa stima è stata pari a 1,127 miliardi), oltre a un utile netto di 115 milioni di euro (il confronto con l’anno precedente ha consentito di conoscere un progresso positivo di ben 91,5 punti percentuali. Lo stesso discorso vale anche per il margine operativo lordo, in rialzo del 66% e con un totale complessivo di 233 milioni di euro.

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Standard & Poor’s prevede bassi dividendi per le banche italiane

Standard & Poor’s, la principale agenzia di rating a livello internazionale, ne è sicura, per il settore bancario del nostro paese non ci sono buone notizie su cui fare affidamento: la società americana ha infatti pubblicato un apposito rapporto in tal senso, con il titolo che già fa intendere cosa ci si debba aspettare, “Le forti svalutazioni delle banche supportano il nostro punto di vista, secondo cui la redditività rimarrà bassa”. Quali elementi sono in possesso per giungere a una constatazione così netta? Come è noto, le ultime vicende economiche italiane hanno visto come protagoniste le agenzie di rating, accusate di speculare sulla crisi nazionale e di declassare le valutazioni in maniera scriteriata.

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Il 2012 è un anno complicato per cedole e dividendi

La battaglia delle nomine che sta coinvolgendo A2A ha fatto immediatamente scattare un allarme più vasto: in effetti, come lamentato da Bruno Tabacci, il quale ricopre l’incarico di assessore al Bilancio presso il Comune di Milano, il rischio più probabile è che per le casse meneghine non ci possa essere nessun tipo di dividendo, nonostante sia stato ampiamente previsto a differenza di altri municipi vicini. In particolare, in questo caso avrà una certa rilevanza la differenza tra quanto successo lo scorso anno, con una cedola da ben ottantatré milioni di euro, e quella attuale, pari a zero e che dovrà essere messa all’attenzione pubblica dal consiglio di gestione della stessa A2A fra circa due settimane. Il 2012 si sta caratterizzando senza dubbio come un anno piuttosto complicato per quel che concerne i dividendi in generale, anche perché bisogna considerare che queste remunerazioni vanno poi a riflettersi, in un modo o nell’altro, sulle economie territoriali.

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Un 2012 in profondo rosso per il mercato europeo dell’auto

Il 2012 è cominciato in maniera a dir poco drammatica per il comparto europeo dell’automobile: in effetti, l’Associazione dei Costruttori Europei di Automobili (Acea) ha reso noti i dati dello scorso mese di gennaio per quel che concerne le immatricolazioni complessive nel Vecchio Continente (considerando sia l’intera Unione Europea che i paesi dell’Efta) e i risultati non sono certo incoraggianti. Nel dettaglio, nei primi trentuno giorni del nuovo anno sono state immatricolate 1.003.313 autovetture in totale, con un calo rispetto allo stesso periodo di un anno prima di ben sei punti percentuali.

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Aperta la successione per la presidenza della Banca Mondiale

È apertissima la successione alla poltrona di presidente della Banca Mondiale: l’attuale numero uno, Robert Zoellick, sta infatti concludendo il proprio mandato (la scadenza naturale è prevista per il prossimo 30 giugno), ma non vi sarà una conferma. In effetti, le candidature in questo caso spettano alla Casa Bianca e le intenzioni sono quelle di puntare su un nome nuove. Da quando esiste questa istituzione, una delle creazioni più importanti di Bretton Woods nel 1944, il presidente è sempre stato di nazionalità americana, una regola non ufficiale ma che compensa il fatto che sullo scranno più alto del Fondo Monetario Internazionale siede un europeo (non a caso gli ultimi due presidenti sono francesi).

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Il contratto a tempo determinato è una prerogativa dei più giovani

Le ultime elaborazioni relative ai dati pubblicati dall’Istat non sono certo incoraggianti per quel che concerne l’ambito occupazionale delle fasce più giovani di età. In effetti, se si fa riferimento alla media annua dell’anno 2010, ci si accorge che i soggetti di età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni che risultano essere dei lavoratori a tempo determinato hanno ormai raggiunto quasi la metà del totale degli occupati di questa fascia (per la precisione, la quota in questione si è fermata al 46,7%). In aggiunta, dato ancora più significativo, il contratto a tempo determinato sembra essere quasi uno sconosciuto per quei dipendenti che hanno un’età superiore ai trentacinque anni, visto che solo l’8% della fascia in questione può vantare una occupazione simile. Entrando maggiormente nel dettaglio statistico, poi, occorre sottolineare come vi siano altre tendenze di sicuro interesse.

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Il brusco calo dell’occupazione femminile

Le donne lavoratrici del nostro paese non se la passano certo bene: secondo quanto emerso dall’ultimo stato dell’occupazione femminile che è stato redatto dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il dato che emerge con maggiore nettezza è il declino delle donne che hanno un posto di lavoro. Le stime si riferiscono ai primi nove mesi dello scorso anno (quindi il periodo compreso tra i mesi di gennaio e settembre del 2011), un arco temporale in cui sono state registrate 45mila occupazioni in meno, un dato che fa sicuramente riflettere ma anche allarmare. Nonostante il segno negativo, comunque, sono proprio le donne quelle che vantano il numero maggiore di ore di lavoro al giorno, visto che bisogna ricomprendere nel novero anche coloro che svolgono dei lavori domestici.

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Le famiglie italiane sono sempre più indebitate

Le famiglie italiane stanno affrontando in maniera sempre più difficoltosa questa persistente crisi economica: come ha rilevato opportunamente l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, dal 2008 al 2011 l’indebitamento dei vari nuclei presenti nel nostro paese è aumentato di ben 36,4 punti percentuali, un valore davvero elevato. Se invece si volessero conoscere i termini assoluti, allora ci si accorgerebbe che l’ammontare sostenuto da ogni famiglia è stato molto vicino ai ventimila euro. I dati messi in luce in questo senso hanno fatto comprendere, inoltre, che i cittadini romani sono quelli che si trovano in maggiori ambasce, con un indebitamento medio pari a 29.287 euro, di gran lunga superiore a quello delle famiglie di Lodi (28.470) e di Milano (28.251).

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In Italia cresce il numero delle imprese fallite

Se c’è un modo per capire quando un paese è davvero in crisi economica, questo è sicuramente rappresentato dal fallimento delle sue imprese: e in effetti, come rilevato dal Cerved Group, le chiusure e i fallimenti di aziende nel nostro paese sono aumentati di 7,4 punti percentuali nel corso del 2011, con più di dodicimila entità coinvolte. Si tratta di un vero e proprio boom, tra l’altro si sta parlando di un record in termini numerici da quando è stata riformata la disciplina fallimentare circa cinque anni fa. Nel 2005, infatti, alle varie procedure di fallimento potevano essere ammesse anche le cosiddette “microimprese”, dunque in quell’anno fu toccato un livello davvero molto alto, ma influenzato dai testi normativi allora in vigore.

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Enel mantiene inalterato il proprio rating

Nella lista dei condannati del rating c’è un’assenza illustre: la scure di Standard & Poor’s non è infatti stata affilata a dovere nel caso dell’Enel, il cui rating di lungo termine è stato mantenuto invariato, vale a dire A-, l’ultimo gradino dell’affidabilità “buona” del rating. L’azienda energetica si trova comunque ancora in CreditWatch per un possibile declassamento, ma per ora può vantare questa valutazione immacolata. Anche il giudizio relativo al breve termine della compagnia è rimasto quindi lo stesso, ovvero A-2.

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Il nuovo ruolo economico dell’Acropoli di Atene

L’Acropoli, la principale attrazione turistica di Atene e dell’intera Grecia da almeno 2.500 anni, potrebbe essere investita da un nuovo ruolo in chiave economica: in effetti, il governo ellenico ha provveduto a ridurre i costi e le tariffe relative alla fruizione dei siti archeologici e dei musei da parte delle troupe televisive. Si passerà dai precedenti quattromila euro ai futuri 1.600, una sorta di rivisitazione dei prezzi che venivano adottati nel 2005, mentre il Ministero della Cultura e del Turismo ha ridotto da 300 a 200 euro il tariffario destinato ai fotografi professionali. Questo vuol dire che gli spot storici che andranno a coinvolgere l’Acropoli saranno maggiormente a buon mercato.

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In Italia aumenta il numero delle banconote contraffatte

Il 2011 è stato senza dubbio l’anno in cui la crisi economica ha colpito con maggiore forza il nostro paese, ma anche del dilagare di un fenomeno odioso: si tratta della contraffazione di banconote, la quale, stando agli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia e dalla Banca Centrale Europea, ha fatto segnare un nuovo picco negativo nei dodici mesi che si sono appena conclusi. Nel dettaglio, ad aumentare è stato proprio il numero di banconote create dai falsari in Italia, un incremento che è stato rilevato, in particolare, negli ultimi sei mesi dell’anno. Tra l’altro, questo record ci fa vergognare doppiamente, dato che l’andamento generale dell’area dell’euro è stato invece caratterizzato da un calo, una netta controtendenza che va sicuramente approfondita.

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Eurostat certifica il record italiano sulla disoccupazione

L’Italia conquista un altro primato davvero poco invidiabile: si tratta dell’ultima rilevazione che è stata messa in luce dall’Eurostat e che ha assegnato al nostro paese il primo posto a livello continentale per quel che concerne le persone che non hanno fiducia nel lavoro e che hanno smesso di ricercarlo proprio per questo motivo, una disoccupazione che è purtroppo in costante crescita. Le stime in questione hanno preso a riferimento i ventisette stati membri dell’Unione Europea, con troppi soggetti che hanno comunque intenzione di mettersi a disposizione per un impiego, ma che nonostante questa disponibilità non ricercano nulla: per la precisione, si tratta di ben 8,25 milioni di unità, addirittura il 3,5% della forza lavoro totale in questo caso.

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