Le famiglie italiane sono sempre più indebitate

Le famiglie italiane stanno affrontando in maniera sempre più difficoltosa questa persistente crisi economica: come ha rilevato opportunamente l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti, dal 2008 al 2011 l’indebitamento dei vari nuclei presenti nel nostro paese è aumentato di ben 36,4 punti percentuali, un valore davvero elevato. Se invece si volessero conoscere i termini assoluti, allora ci si accorgerebbe che l’ammontare sostenuto da ogni famiglia è stato molto vicino ai ventimila euro. I dati messi in luce in questo senso hanno fatto comprendere, inoltre, che i cittadini romani sono quelli che si trovano in maggiori ambasce, con un indebitamento medio pari a 29.287 euro, di gran lunga superiore a quello delle famiglie di Lodi (28.470) e di Milano (28.251).

Manovra finanziaria Tremonti: il Nord paga dazio

A tempo di record la manovra finanziaria triennale di correzione dei conti pubblici non solo è stata approvata in Parlamento, e firmata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma è stata già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Non tutti i tagli ed i provvedimenti entreranno comunque subito in vigore; in ogni caso, l’Associazione degli artigiani della Cgia di Mestre, attraverso il proprio Ufficio Studi, ha rilevato come a pagare il conto più salato, con la manovra, sarà il Nord Italia.

Cgia Mestre: a ogni italiano questa correzione costerà 741 euro

“Dieci anni di manovre correttive sono costate a ciascun italiano 2.588 euro“. E’ questo il commento di Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre. E proprio l’Ufficio Studi dell’Associazione ha scritto nero su bianco i risultati di una ricerca nella quale ha messo in fila le ricadute economiche delle manovre correttive approvate dai Governi che si sono succeduti dal 2000 a oggi. Bortolussi ha continuato dichiarando che

Inflazione, Cgia: stangata in arrivo per le famiglie italiane

Allarme per le tasche delle famiglie italiane. A lanciarlo è l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, basandosi su dati dell’Istat relativi all’indagine campionaria sui comportamenti di spesa delle famiglie italiane per il 2009. L’aumento dei prezzi rilevati nell’ultimo anno, sostengono dalla Cgia, potrebbe comportare un incremento della spesa media delle famiglie italiane mediamente di 857  euro. In particolare, il picco più elevato potrebbe essere rilevabile al Nord (+ 989 euro, pari a +2,95%); più contenuti, invece, i possibili aumenti al Centro (+899 euro,pari a+ 2,94%) e al Sud (+635 euro, con una variazione del +2,76%).

Dall’Ufficoo Studi della Cgia precisano che si è arrivati a questo risultato partendo dall’ipotesi che l’aumento dei prezzi registrato negli ultimi dodici mesi (+ 2,4% tra febbraio 2011 a febbraio 2010) non ha modificato i comportamenti di spesa tenuti dalle famiglie italiane (ultima rilevazione anno 2009).

Imprese e commercianti, nuove tasse in arrivo

Mezzo miliardo di tasse in più grazie all’introduzione dell’Imu. Questo quanto saranno chiamati a pagare gli imprenditori italiani proprietari di negozi, uffici o capannoni, stando almeno a uno studio effettuato dalla Cgia di Mestre, l’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre.

Con la nuova versione sul federalismo fiscale, infatti, dal 2014 Irpef e Ici spariranno mentre nascerà, al loro posto, l’Imu. Con quali risultati concreti per le casse degli imprenditori e dei commercianti?

Per dare una risposta, la Cgia di Mestre, nel suo studio ha ipotizzato un’aliquota Ici al 6,4 per mille – corrispondente alla media nazionale applicata nel nostro Paese – e un’aliquota Imu pari al 7,6 per mille, come indicato nel relativo decreto approvato dalla “bicameralina”. Ed ecco i risultati: la nuova imposta porterà maggiori uscite per i proprietari di capannoni, uffici e negozi per un totale di 542 milioni di euro. In particolare, 41,6 milioni interesseranno negozianti e bottegai, 50,8 milioni saranno a carico di liberi professionisti, 449,5 milioni riguarderanno industriali e artigiani. I dati sono stati ricavati – è bene precisarlo – considerando soltanto una parte degli immobili strumentali, quelli di proprietà delle persone non fisiche (cioè società o imprese).