Fatturato Ikea in calo

di robertor Commenta

Per la prima volta dal 1989, Ikea ha accusato una flessione del giro d’affari del 2,6 per cento. Una contrazione che comunque non ha certamente scalfito l’importanza del fatturato sul mercato nazionale (1,6 miliardi di euro), ma può ben costituire l’ennesimo segnale di attenzione nei confronti di una crisi dei consumi che non accenna ad arrestarsi. Contemporaneamente, e al fine di porsi al congruo riparo da nuove illazioni, Ikea ha annunciato nuovi controlli sugli approvvigionamenti alimentari.

Stando a quanto riportava Alfonso Neri sull’odierna nota Ansa, inoltre, non mancherebbero neppure le novità commerciali, visto e considerato che “a Pisa e’ confermata per il 2014 l’apertura del 21esimo negozio Ikea, ma anche i primi mesi di quest’anno segnano un calo tendenziale del fatturato italiano”.

Un’espansione che sta avvenendo in un contesto notevolmente difficile, con l’a.d. di Ikea Italia, Lars Petterson, costretto ad ammettere che “la pressione sui consumi si fa sentire”. Il manager ha comunque ammesso che il gruppo “non intende toccare gli investimenti e i livelli occupazionali, oggi ben oltre i 6.200 dipendenti, dei quali l’89% a tempo indeterminato, spesso part-time. A proposito del personale, Ikea conferma in Italia le sue politiche ‘friendly’ per dipendenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender, con un’equiparazione di queste coppie di fatto agli eterosessuali sposati: recentemente ha concesso un permesso matrimoniale a un addetto che ha sottoscritto l’unione civile introdotta dal Comune di Milano” – ricordava ancora l’agenzia Ansa (vedi anche il nostro ultimo approfondimento sugli investimenti Ikea).

Il manager rassicura infine sottolineando come le vicende della carne di cavallo nelle polpette riguarda la Repubblica Ceca ma non l’Italia, e che nonostante ciò il blocco di alcuni generi alimentari (torte mandorle e cioccolato) ha avuto un impatto negativo sui conti societari. Grazie a nuovi controlli più rigidi, tuttavia, Ikea si dice convinta di poter tornare ai precedenti livelli di vendita dei prodotti della catena alimentare (e, intanto, le torte sono già tornate in vendita).

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