Commissione europea riduce stime crescita dell’Italia

di Laura 1

L’Italia rallenta seguendo il trend europeo, la situazione congiunturale é negativa e la Commissione europea riduce le stime di crescita del nostro Paese. Secondo le stime pubblicate oggi dall’esecutivo comunitario il prodotto interno lordo italiano crescerà quest’anno al ritmo di 0,7%, al di sotto delle precedenti stime del mese di maggio che evidenziavano tre decimi in più. Confermata invece a 2,6%, livello identico al quello previsto il 13 maggio scorso, la stima sull’inflazione media di quest’anno.

L’Italia soffre di un mal di lenta crescita che va aggredito con una terapia d’urto – sottolineano gli economisti di Confindustria -. Ci aspettiamo un autunno freddo. Al momento non si vede ancora quando si potrà risalire dalla crisi. Se l’anno scorso potevamo dire che il rallentamento era temporaneo e si poteva attendere un recupero ora con tutto l’ottimismo possibile è difficile fare un discorso analogo. Oggi, a livello globale, siamo peggio dell’estate scorsa, i consumi delle famiglie sono fermi. Le nuove stime rispecchiano l’andamento negativo delle statistiche congiunturali e degli indicatori anticipatori, non solo in Italia, l’ampia volatilità dei mercati finanziari, che sparge incertezza, e il diffuso arretramento della fiducia di imprese e consumatori.

Le previsioni per l’economia europea si sono deteriorate – ha affermato oggi Olli Rehn, commissario Ue per gli Affari economici e monetari -, ma non prevediamo una recessione. La ripresa che segue una crisi finanziaria è spesso lenta e irta di ostacoli. Inoltre, l’economia dell’Ue risente di un contesto esterno più difficile, mentre la domanda interna rimane debole. Per avviare la ripresa è fondamentale salvaguardare la stabilità finanziaria e mettere i bilanci su un percorso che non lasci dubbi sulla sua sostenibilità Ciò richiede costanza nel proseguimento della strategia di un risanamento di bilancio che sia differenziato e favorevole alla crescita e nell’attuazione delle decisioni di sostenere la stabilità finanziaria. Allo stesso tempo le riforme strutturali sono più importanti che mai per creare il futuro potenziale di crescita.

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