Chi crede ancora nell’Italia faccia un passo avanti

di Francesco Giocondo 2

Problemi in area Euro, in USA, possibile downgrade sul debito di Cina e Giappone, settore bancario al collasso, Grecia in subbuglio. Poi c’è la Svizzera con i suoi provvedimenti “originali”, che è riuscita ad attirare gli hedge found su di sè, famosi per speculazioni milionarie. Infine l’Italia con il secondo differenziale con il Bund più “interessante” del momento, dopo la Grecia ovviamente. Questo è il riassunto dello scenario attuale, ma non solo: poi c’è la manovra, e le dichiarazioni del Premier Italiano secondo cui questa potrà salvare il Paese. Ma sarà vero? Perchè in caso affermativo, investitori fatevi avanti che è il vostro momento.

Differenziale alto, vuol dire alti rendimenti. Il rendimento è legato al rischio di un investimento, ma si parla sempre e comunque di rischio presunto e calcolato in base a fattori e sopratutto soggetto ad errori (ricordiamo sempre che qualcuno consigliava nel 2007 di investire nel settore bancario). Un investimento rischioso può andare bene, così come uno più sicuro può andare male. Se il rischio teorico negli investimenti sul debito italiano è alto, si alzano anche i rendimenti, ma se qualcuno pensa che il pericolo italiano diffuso dai media e dalle agenzie di rating sia sovrastimato allora l’occasione è perfetta per investire in titoli di Stato visto che i rendimenti sono vicini ai massimi a 5 anni. A conti fatti sembra però che non molti ci credano alle parole del Premier, quanto piuttosto diano credito a chi parla di seri problemi di cui non ci libereremo facilmente, visto che ad acquistare i titoli di Stato ci deve pensare ancora una volta la BCE.

Oggi a conferma della sfiducia e nonostante il divieto di vendite allo scoperto proprio il settore bancario italiano è letteralmente crollato: Intesa San Paolo ha chiuso la seduta prossima al 9% di perdita, mentre Unicredit si aggira al 10%. I due più grandi istituti del Paese sono stati anche i più colpiti, visto che il resto del settore ha contenuto le perdite (per modo di dire).

Sempre con riferimento al 2007, proprio Unicredit si aggirava intorno ai 7 euro per azione, oggi siamo a 0.70 euro…chi diceva che il bancario italiano era solido? Per ironia della sorte potrebbero essere gli stessi che ora vendono a piene mani.

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