L’Oreal investe in Asia

di robertor Commenta

Nella prima metà del mese L’Oreal, il leader internazionale nel settore della cosmetica, ha inaugurato una nuova fabbrica a Jebabeka, vicino a Giacarta, capitale dell’Indonesia. Una inaugurazione che ha reso il nuovo impianto la più grande delle 43 fabbriche del gruppo, e che conferma la straordinaria attenzione che la società transalpina sta riponendo nei confronti dell’Asia e, in particolar modo, dell’Indonesia, nazione a deciso tasso di crescita demografica e di capacità di acquisto. Non stupisce, pertanto, tale impiego di 100 milioni di euro nell’impianto di produzione di shampoo e cosmetici.

“Lo stabilimento di Jababeka sarà la piattaforma di produzione per tutti i paesi del Sud-est asiatico” – ha affermato Jean-Philippe Blanpain, direttore generale delle operazioni, ricordando come l’impianto poggerà sull’operatività di 450 addetti, ed esporterà il 70% della sua produzione (stimata in circa 500 milioni di prodotti all’anno) verso i principali mercati della macro area, come Singapore, Vietnam, Thailandia, Malesia, Filippine, Australia, Nuova Zelanda e successivamente anche verso la Birmania.

La società punta inoltre ad espandersi contando sulle intermediazioni effettuate da ipermercati e minimarket, dove troveranno ampi spazi i lanci di mini-confezioni e prodotti ricaricabili. “Con questo tipo di formati” – sottolinea Vismay Sharma, responsabile di L’Oréal Indonesia – “possiamo allargare la nostra distribuzione. Nel 2007 eravamo presenti in 10 mila negozi tradizionali, alla fine dell’anno ne avremo dieci volte di più e puntiamo a 250 mila da qui a fine 2015” (altro canale commerciale sarà quello dell’acquisizione di nuovi partner, come accaduto con Avon).

L’obiettivo di medio lungo termine del gruppo è quello di conquistare un altro miliardo di consumatori entro il 2020 e nel raddoppiare il numero di clienti; un target che dovrà esser raggiunto passando, necessariamente, attraverso l’Asia. In proposito, Jochen Zaumseil, direttore generale dell’Oréal per l’area Asia-Pacifico, ritiene che, per poter far fronte all’incremento della domanda di prodotti, occorrerà aprire una nuova fabbrica ogni due o tre anni.

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