Tobin tax in Italia costerà migliaia di posti di lavoro

di ND82 1

La Tobin tax, ovvero la tassazione sulle compravendite di attività finanziarie che il governo italiano vorrebbe introdurre a partire da gennaio 2013, continua a tenere banco mentre non si placa la protesta degli operatori del settore finanziario. Sull’argomento è intervenuto anche Xavier Rolet, numero uno del London Stock Exchange, la borsa londinese che controlla Borsa Italiana. Secondo quanto dichiarato dal ceo group dell’LSE, intervenuto durante il convegno The Future of European Equity Markets, la Tobin tax all’italiana costerà migliaia di posti di lavoro nel mondo finanziario.

Secondo Rolet questa tassa allontanerà gli investitori dall’Italia e colpirà pesantemente i piccoli risparmiatori e gli intermediari finanziari. Il ceo dell’LSE ritiene che la versione italiana della Tobin tax non è una tassa sulla finanza né sulle banche, bensì “la versione populista di questa imposta”. Rolet ricorda l’esperienza della Svezia nel 1994, che si concluse con un clamoroso fallimento. In Italia i legislatori farebbero meglio a rivedere la loro posizione, in quanto c’è il rischio di provocare la perdita ddi migliaia e migliaia di posti di lavoro.

Lo stato italiano punta ad incassare circa un miliardo di euro dall’attuazione della Tobin tax, grazie all’imposizione di un’aliquota dello 0,05% sulle transazioni finanziarie su azioni e derivati. Nonostante la rivolta del mondo bancario e delle imprese, il governo è andato avanti senza apportare modifiche nella legge di stabilità approvata dalla Camera. Ora si parla di possibile modifiche nella seconda lettura della normativa, sulla falsariga della Tobin tax francese, ovvero una tassazione che andrebbe a focalizzarsi soprattutto sulle aziende a grande capitalizzazione.

In realtà, il modello francese si sta rivelando un clamoroso fallimento. Nata per tenere a bada l’azione degli speculatori, la Tobin tax francese (imposta dello 0,02% sulle transazioni finanziarie) ha dovuto ben presto fare i conti con le nuove scappatoie messe a punto dai broker e gli altri intermediari finanziari. Infatti, al posto delle tradizionali azioni, banche e broker hanno cominciato a vendere i CFD (contract-for-difference), che permettono di replicare l’andamento di un qualsiasi strumento finanziario senza possederlo materialmente. La Germania ha già fatto sapere di voler rimandare l’introduzione della Tobin tax non prima del 2016, mentre nei paesi anglosassoni è decisamente osteggiata.

Commenti (1)

  1. Ma come, non avevano salvato l’economia?

    Mi sa che l’obiettivo è proprio quello: distruggere quel poco che resta.

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