Sciopero Lufthansa mette in crisi la compagnia

Giornata di sciopero per gli assistenti di volo di Lufthansa. La protesta dei dipendenti della compagnia aerea tedesca ha prodotto la cancellazione di quasi 300 voli in tutto il mondo, coinvolgendo in maniera principale gli scali nazionali. Anche l’Italia è stata riguardata da questa ondata di agitazioni, con la soppressione di circa 30 voli da o in arrivo per la Penisola. Ma quali risvolti potrà avere questo sciopero sulla stabilità della gestione strategica ed operativa della compagnia? Cerchiamo di comprendere cosa stia accadendo, e quali saranno i risvolti per Lufthansa.

Tecnicamente, ad essere fondamentalmente coinvolti nella protesta sono gli scali di Francoforte, di Berlino e di Monaco di Baviera. Per quanto invece concerne le rotte, le agitazioni hanno colpito soprattutto quelle europee e sui voli di bandiera. Rimangono pertanto escluse dai disagi tutte le tratte che vengono servite da partner come Air Dolomiti. Anche il traffico nei confronti del territorio italiano avrebbe subito alcune interruzioni, costringendo Lufthansa a sopprimere circa 30 voli, con conseguente difficoltà nell’amministrazione dei passeggeri lasciati a terra.

Considerando che la società gestisce circa 1.800 voli al giorno a livello internazionale, le cancellazioni hanno finora riguardato una percentuale vicina al 25 per cento. Più limitati sono stati i disagi su scala globale, sebbene non siano mancate le cancellazioni per voli verso Los Angeles, Tokyo e Città del Messico. Lufthansa è comunque intervenuta a porre riparo alle agitazioni, mettendo a disposizione, sul proprio sito lufthansa.com, una pagina nella quale riporta la lista dei voli cancellati.

“Siamo dispiaciuti che ci sia stata questa escalation” – ha affermato in una nota il sindacato di categoria Ufo, cui è principalmente riconducibile la clamorosa protesta – “ma non c’erano alternative allo sciopero dopo la rottura delle trattative”. Sono oltre mille i dipendenti Lufthansa che hanno partecipato allo sciopero, a fronte di richieste di un incremento dei salari del 5 per cento, contro un’offerta aziendale del 3,5 per cento.

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