Il Dow Jones torna ai minimi registrati nel 2008

di Redazione 2

Il fatto che il Dow Jones Industrial Average abbia uguagliato il record negativo registrato a ottobre del 2008 non è certo un dato incoraggiante: stiamo infatti parlando del periodo esatto in cui la crisi economica faceva sentire i suoi primi effetti, dunque bisogna pensare che si sono fatti dei passi indietro e si è tornati alla situazione di tre anni fa? In realtà, il ribasso dell’indice americano è stato provocato, in particolare, dall’ultimo annuncio della Federal Reserve, la quale ha fatto sapere che i rischi per l’economia, americana e non solo, non sono affatto diminuiti. Le perdite principali per quel che concerne la lista delle compagnie del Dow Materials sono state quelle di Alcoa Incorporated e di Dupont, con stime negative superiori ai quattordici punti percentuali.

Lo stesso discorso vale per lo Standard & Poor’s 500, con perdite medie del 12%. Questo accostamento al periodo più intenso di recessione non è mai stato così reale, anche se bisogna sottolineare che i dati in questione non sono definitivi e devono essere corroborati da altre rilevazioni; ciò nonostante, il mercato azionario americano si sta focalizzando sui possibili impatti che vi potrebbero essere. Il discorso della Fed ha influenzato negativamente anche le performance dell’Msci All-Country World Index, capace di perdere ben venti punti percentuali nel corso di questa settimana. La fiducia sembra dunque essere improvvisamente sparita, con la gente che sta realizzando in maniera sempre più concreta che non vi sono a disposizione molte opzioni di scelta.

Mohamed El-Erian, amministratore delegato della Pacific Investment Management, è stato molto chiaro in questo senso, spiegando come il mondo sarà investito da una nuova crisi finanziaria che avrà come epicentro il debito sovrano; i mercati stanno chiedendo espressamente agli investitori un cambiamento repentino, altrimenti si rischia una recessione dagli effetti più devastanti e dei ribassi azionari a doppia cifra (anche superiori al 20%) nel giro dei prossimi anni.

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