Recessione in Italia con PIL a -0,7%

di robertor Commenta

L’Italia è entrata ufficialmente in recessione. A confermare quanto nell’aria da diversi mesi è l’Istituto Nazionale di Statistica, secondo cui nel quarto trimestre del 2011 il Pil nazionale si sarebbe contratto di 0,7 punti percentuali rispetto al terzo periodo dell’anno, dopo una contrazione di ulteriori di 0,5 punti percentuali nei confronti del secondo trimestre. 

Complessivamente – nonostante le cattive performance della seconda parte dell’anno – il prodotto interno lordo italiano 2011 si è comunque trascinato su territorio positivo, chiudendo con un lieve + 0,4%, contro il + 1,4% del precedente 2010. Una crescita che abbiamo già avuto modo di definire estremamente debole, e che risulta essere principale figlia delle difficoltà della seconda parte d’esercizio, visto e considerato che fino al termine di giugno la crescita della produzione intera era pari a 1,5 punti percentuali. 

ITALIA SOTTO OSSERVAZIONE DI BRUXELLES

PRODUZIONE INDUSTRIALE EUROZONA FRENA PIAZZA AFFARI

Tra le motivazioni che hanno condotto alla recessione, la causa preponderante è certamente quella relativa alla crisi che ha colpito l’intera Eurozona. Secondo parte degli analisti, tuttavia, a rallentare lo sviluppo della crescita nazionale, fino a portarlo in senso negativo, sarebbero anche le manovre approvate dall’esecutivo Monti, che se hanno avuto il beneficio –da una parte – di puntellare l’andamento dei conti pubblici, hanno avuto – d’altra parte – l’effettivo di contrarre l’espansione economica, già di per sé estremamente debole. 

Per quanto concerne il 2012, l’Italia dovrebbe purtroppo prolungare il trend negativo che ha già contraddistinto il precedente 2011. Secondo quanto afferma l’agenzia di stampa Reuters, pertanto, i prossimi trimestri saranno contraddistinti da un nuovo segno negativo; secondo quanto invece affermato dal Fondo Monetario Internazionale, invece, il 2012 dovrebbe chiudersi con una percentuale negativa nello sviluppo della produzione interna lorda per 2,2 punti percentuali.

Considerata l’estrema volatilità dei dati produttivi, maggiore coscienza la si potrà avere solamente a partire dal mese di giugno, a margine degli elementi parziali dei primi due trimestri.

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