Previsione PIL Italia 2012 in discesa secondo l’OCSE

di Laura 2

Forse l’Italia acquisterà più credibilità nel contesto europeo e internazionale, ma la manovra Monti non porterà, almeno per il momento, conseguenze positive sia sull’inflazione che sull’andamento del PIL: le prospettive di crescita dell’area euro continueranno ad erodersi ed é stata l’Ocse a lanciare l’allarme recessione in tutta Europa ma soprattutto in Italia. Si parla infatti una sensibile flessione del Pil italiano per il 2012: andamento dell’economia al ribasso (-0,5%) nel 2012 e la ripresa economica é prevista solo per il 2013 con un Pil in Italia in aumento dello 0,5%. Un’economia quindi degradata dal precedente Economic Outlook, come ha sottolineato il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan, secondo il quale le economie avanzate stanno rallentando e, nonostante l’impegno dei governatori, le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito stanno diventando sempre più diffuse.

Il capo economista sottolinea la necessità di agire con urgenza per evitare il default e bloccare il rischio di contagio. Riforme sul mercato del lavoro e tagli alla spesa pubblica, sono solo tra le prime priorità indicate dall’Ocse per le riforme strutturali in Italia.

In Italia l’andamento dell’attivita’ economica presenta elementi di fragilita’ addizionali – ha aggiunto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, durante un’audizione presso le commissioni bilancio congiunte alla Camera sulla manovra -, legati soprattutto all’elevato debito pubblico, che si rifletteranno in una contrazione del prodotto nel 2012 e in ritmi di sviluppo assai contenuti nel corso dell’anno successivo. Il peggioramento delle prospettive di crescita rispetto alle valutazioni formulate nel corso dell’estate risente sia delle misure di correzione dei conti pubblici disposte negli ultimi mesi sia dell’eccezionale aumento degli spread rispetto ai titoli tedeschi, che si sta trasmettendo ai costi di finanziamento del settore privato e ai piani di spesa di famiglie e imprese, dando luogo a una flessione della componente interna della domanda aggregata. Un ulteriore inasprimento delle condizioni di offerta del credito potrebbe derivare dal persistere di difficolta’ di provvista all’ingrosso del settore bancario.

 

 

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